- RU486: 17 morti ad oggi nel mondo (dal 1988) su più di 2 mio di aborti farmacologici
- aborto chirurgico: 0.7 per 100′000 aborti (tra l’88 e il ‘97) negli USA, in Svizzera 0 su più di 230′000 aborti dall’82 al 2003.
- parto naturale: 7.1 su 100′000 parti tra il 95 e il 97 negli USA, in Svizzera 6 su 100′000 parti dal ‘94 al 2003
Be right back
Ci scusiamo per l’interruzione dei programmi.
L’amministratrice del sito é momentaneamente fuori servizio.
Non appena il problema sarà risolto torneremo in attività (con frizzi e lazzi, si spera).
(ci scusiamo anche del vergognoso ritardo di codesto annuncio, siamo degli irresponsabili).
Add comment 18 Novembre 2009
Dell’importanza della curiosità

I ferri dell'artista
Ora che la calura estiva sta lasciando il posto alla calda luce autunnale, comincia la catalogazione dell’eredità artistica dei miei genitori.
Spolverando i loro spazi mi rendo conto di quanto poco li conoscessi e la loro arte mi si schiude davanti con guizzi di colore.
Il lavoro sarà lungo e faticoso, ma si tratta della missione di una vita, quindi direi di avere ancora tutto il tempo.
1 comment 30 Agosto 2009
Pena di vita, diritto di morte: l’ultimo tabù
Articolo pubblicato su un settimanale di programmi TV svizzero sull’eutanasia e il suicidio assistito.
[da Ticinosette nr. 29, 10 VII 09]
Suicidio assistito: storia di una legislazione fra le più liberali d’Europa, di un dibattito mai sopito e di controverse ma progressive aperture alla “dolce morte”. Ora però il Consiglio federale vuole più regole, mentre il Ticino discute sul suicidio negli ospedali pubblici.
“Chiunque per motivi egoistici istiga alcuno al suicidio o gli presta aiuto é punito, se il suicidio è stato consumato o tentato, con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria”.
Tutto ha inizio qui, dall’articolo 115 del Codice penale svizzero e da quelle tre parole “per motivi egoistici”. Un dettaglio solo apparente, ma che ha assunto una portata etica gigantesca innescando contrasti e dibattiti ai più alti livelli giuridici, politici e medici, e ha fatto sì che la nostra legislazione fosse una delle più liberali in materia di suicidio. A causa di queste tre parole la Svizzera da anni fa parlare di sé anche all’estero, in positivo o in negativo, ma sempre nei toni accesi e spepsso estremi con cui si affronta un grande tabù come la morte.
E pensare che l’articolo 115 è nato in tutt’altro ambito da quello medico. Niente a che fare con l’accanimento terapeutico: è stato introdotto quanto il suicidio era una via di scampo contro il disonore e le delusioni d’amore. Chi forniva l’arma al suicida non doveva essere ritenuto responsabile. Cambiato il contesto sociale, è però rimasta la legge. Che di fatto non penalizza chi aiuta qualcuno a morire per motivi compassionevoli o disinteressati. È un reato soltanto l’eutanasia attiva (gli unici paesi che la permettono sono Belgio e Olanda), paragonabile all’aomicidio intenzionale, ma non il suicidio assistito (la messa a disposizione dei mezzi per togliersi la vita a qualcuno che compie autonomamente il gesto), l’eutanasia indiretta (la somministrazione di cure palliative i cui effetti secondari possono condurre alla morte) e l’eutanasia passiva (l’interruzione di misure che permettono di allungare la vita).
Il dibattito sugli “angeli della morte”
Agiscono quinidi in piena legalità giuridica (ma talvolta ai confini di quella etica) le due più importanti associazioni svizzzere di aiuto al suicidio Dignitas ed Exit, che accolgono le richeste di chi – maggiorenne, pienamente capace di intendere e volere e in grado di assumere autonomamente una dose letale di barbiturici – chiede ripetutamente di poter mettere fine alla propria vita a causa di un male incurabile o di sofferenze insopportabili fisiche e spirituali. Regole chiare e valide per tutti? In realtà no, i confini sfumano e sui casi limite nascono accese polemiche.
Dignitas, che a differenza di Exit accoglie anche “clienti” non residenti in Svizzera, trasloca di continuo per le ripetute ingiunzioni di sfratto e divieti di esercizio ricevute in vari comuni zurighesi. L’ultimo dei quali giunto alla fine di giugno a seguito della pubblicazione di notizie sul ricorso all’elio nelle pratiche del suicidio; uno stratagemma per evitare la prescrizione medica del barbiturico (obbligatoria) che rinnova le proteste degli oppositori (sollevate in precedenza anche in occasione di suicidi effettuati in alcune automobili o in camere d’albergo). [...]
Interessante anche la proposta di ammettere le due associazioni negli ospedali ticinesi (già ammessi negli ospedali di Losanna, Berna ed altri), dove al momento viene applicata unicamente l’eutanasia passiva e indiretta.
E in Italia?
Add comment 10 Luglio 2009
Orrende quisquilie sociali II
La moda, i modelli, gli stereotipi e la televisione. Il fenomeno pro-ana e pro-mia, i casting per i reality, la scuola che non si sa imporre, che non propone modelli positivi, l’ignoranza dei giovani. La letteratura mastica e sputa, i film sempre più superficiali e imbottiti di valori effimeri, la musica con sempre più ritmo e sempre meno contenuti.
Sembra il discorso di una nonna conservatrice. Eppure sono una ragazza di 23 anni.
Non capisco più i giovani d’oggi, non condivido più le loro lotte (se non in rari casi), non ascolto più i loro discorsi.
Vedo ragazzine di 12 anni vestite da discoteca (mi dispiace, non casco più nel tranello di chiamarle troie, perché le troie hanno ben altri problemi) alla ricerca disperata di qualche baldo giovine da approciare, perché questo si pretende da loro, questo é il modello proposto. Poi si piange per le donne stuprate, per gli stupratori incarcerati, per il pudore infangato.
Vedo ragazzini pompati a film porno hardcore che pretendono sesso e violenza, quando una volta i porno avevano una storia e una sorta di distorto romanticismo.
I porno sono diventati più violenti a causa dei desideri dei consumatori o l’inverso? Il comportamento dei giovani d’oggi ricalca i porno attuali. Violenza, foga, dolore e nessun rispetto per la donna, la pornostar che si fa bistrattare nelle peggiori maniere, rischiando il soffocamento o l’emorragia.
E l’assurdo é che alle ragazze di oggi va benissimo così.
Si scattano foto con il cellulare per rivenderle al miglior offerente, chattano con uomini maturi per poterli poi ricattare. Sono quelle che hanno capito che il mondo gira intorno alla figa. Son quelle che non esitano certo ad andare a letto col produttore. E le prostitute vere nel mentre agonizzano. Loro vengono rapite, ingannate, sfruttate e maltrattate, mentre in TV donne vestite uguali sculettano arrapando mezza penisola (che ovviamento poi va a sfogarsi sulle donnacce, quelle che “é un’indecenza vederle per strada”).
E tutto questo per cosa?
Per il denaro e la fama, che porta denaro e successo, che porta denaro e magari qualche bel calciatore.
Quindi avanti a comprare magliette succinte (con il logo giusto però, se non si passa per barbone, come quelle in strada), gonne giropassera, tacchi vertiginosi, gioielli griffati e borsette costosissime. I genitori ammiccano, gli insegnanti se ne fottono, i media ci marciano. Va bene così? Non saprei cosa dire.
Approfondimenti:
Film porno: il rovescio della medaglia
7 comments 6 Luglio 2009
L’amore e la memoria

Addio caro padre,
mi hai lasciata orfana del tuo animo gentile e della tua dolcezza.
Ora sei tornato dalla tua anima gemella, che son sicura ti ha accolto a braccia aperte.
Ora mi restano le tue opere e i tuoi insegnamenti e con questi coltiverò la tua memoria, di modo che tu possa vivere per sempre nei cuori delle persone che hai toccato con il tuo amore.
Ti voglio bene, papà.

2 comments 26 Giugno 2009
Come sopravvivere quando sembra andare tutto a scatafascio
Ecco.
Come?
Ovvero: Mio papà sta ballando un balletto tutto suo, nella sua mente obnubilata dai farmaci e dalla febbre.
Per non piangere bevo.
1 comment 18 Giugno 2009
Oh! Ma basta!
Prima mia madre ci resta. Poi, appena io trovo l’occasione per rilassarmi un po’, mio padre pensa bene di farsi ricoverare d’urgenza per cirrosi. Questo il 10 maggio.
Stanotte ovviamente, della serie “let me entertain you” mio padre pensa bene di farsi due o tre crisi epilettiche (novità assoluta) e farsi ri-ricoverare d’urgenza, stavolta in terapia intensiva.
Ma basta!
(date una medaglia d’onore al Magio per la pazienza, e ai miei nervi per il coraggio)
Add comment 10 Giugno 2009
Interessa?

C’é qualche bozza qui e là da mettere a posto, qualche articolo da scrivere, mille argomenti da trattare, manca solo la voglia di mettersi a lavorare.
Nel frattempo continua la migrazione degli articoli da .splinder.
1 comment 24 Aprile 2009
Dio é morto, Marx é morto, e anch’io non mi sento tanto bene.
Il 3 aprile mia mamma se n’é involata verso pianeti più gratificanti.
Ha terminato la sua via crucis poco prima di Pasqua, finendo suo malgrado in un letto d’ospedale in totale incoscienza. Ora la sento soltanto ridere. Ride dietro di me quando nonostante tutto scoppio in lacrime, ride dietro di me quando leggo il suo diario con vago senso di colpa.
Sul testamento c’é scritto che tutti i suoi testi resteranno a me, giacché io so cosa farne.
La radio passa “Graceland” di Paul Simon, esattamente la canzone da noi scelta per la veglia prima della sua cremazione. Quando si dice il caso.
Mi sento paralizzata, ogni attività mi costa uno sforzo enorme. Tranne pulire, pulire tutto, riordinare, spolverare, lavare i piatti, cercare di far sparire ogni traccia di malattia dai suoi spazi.
Voglio credere che mia mamma sia ancora qui in giro, a controllare come stiamo, cosa stiamo facendo. Mio padre non riesce a togliersi dalla mente gli ultimi giorni di vita di mia madre, passati in un letto d’ospedale, con litri di Dormicum e Metadone che goccia a goccia finivano nelle sue vene.
Non riesce a dimenticare il suo respiro incosciente.
Io riesco ancora a vederla alla macchina da cucire, o con un pennello in mano, che dipinge tutto quello che le passa per la mente, intrattenendo comunque chiunque si trovi con lei in quel momento.
Riesco ancora a vederla seduta in balcone a leggere con la sigaretta in mano. La sento ancora chiedermi di prepararle un caffé.
Non voglio ricordarla come uno scheletro adagiato prudentemente su lenzuola igienizzate, con addosso un anonimo camicie d’ospedale. Voglio ricordarla vestita di colori sgargianti, ricamati dalle sue stesse mani, quelle mani che non riuscivano mai a stare ferme, avevano sempre qualcosa da scrivere, da disegnare, da cucire, da leggere, da fumare o bere.
Quelle mani così poco femminili ma così espressive. Sempre macchiate di qualche colore o ferite da qualche cosa, quella pelle irruvidita dal troppo fare.
Ora siamo io e mio padre, il filosofo da poltrona che sta vedendo la sua vita sbriciolarsi. Io speriamo che me la cavo.
5 comments 8 Aprile 2009
Violenza di genere, violenza alle donne, violenza maschile.
Prima di parlare di violenza nei confronti delle donne ci sarebbe da parlare di violenza degli uomini.
Uomini che stuprano, picchiano, insultano, importunano, perseguitano donne.
Uomini che sempre più spesso si sentono in diritto di maltrattare/uccidere/devastare donne.
Il fenomeno della violenza nei confronti delle donne é difficilmente analizzabile dato che più del 90% dei casi non vengono nemmeno denunciati. Per vergogna o per paura non importa.
È impressionante soprattutto che il 64% delle donne separate o divorziate ha subito violenze dagli ex-compagni, come se il concetto di proprietà sulle donne non si fosse mai estinto. “Tu mi appartieni” sembra dire anche il manifesto esposto a Roma negli scorsi giorni da Forza Nuova, che ribadisce il concetto che le donne italiane devono restare agli italiani, come merce preziosa d’origine controllata.

La violenza sulle donne si esprime in molti modi:
Percosse, minacce, ricatti, violenza sessuale (anche tra le mura di casa, anche mariti sulle mogli), mobbing e stalking (persecuzione reiterata nel tempo), violenza psicologica per arrivare all’omicidio (in questo caso anche chiamato femminicidio).
Le donne uccise in Italia nel 2008 sono state 113, di cui 11 senza colpevole.
Si tratta soprattutto di omicidi tra le mura di casa, come spiega molto bene l’indagine sul femminicidio del 2008 condotta dalla Casa delle Donne per non subire violenza.
Da questa indagine ho estrapolato un paio di mini-storie esemplificative:
MILANO – 1 Gennaio – Ha ucciso la madre colpendola alla testa con una bottiglia
di spumante e poi le ha tagliato la gola con un coltello. Lo studente 18enne, dopo
aver colpito la madre 52enne, E. Di Vesco, si è pulito le mani e ha chiuso a chiave
la porta di casa dove viveva con lei ed è andato a Brescia. È accusato di omicidio
aggravato e di tentata violenza sessuale. Come lui stesso ha confessato, subito
dopo pranzo avrebbe tentato di violentare la madre e di fronte alla sua reazione l’ha
colpita. La tragedia familiare sarebbe maturata al termine di una violenta lite,
causata dall’opposizione della madre al progetto del figlio di non andare più a scuola
e di presentarsi da privatista alla maturità. (Corriere Della Sera)
MONTECATINI TERME (PISTOIA) – 21 Febbraio – Andrea Falaschi,35 anni, ex
paracadutista della Folgore, uccide per gelosia la ballerina lituana 27enne Oksana
Auskelyte. La donna è stata picchiata a morte, ferita con un coltello e poi
soffocata. Dopo averla uccisa l’ha rinchiusa in una valigia e gettata nell’immondizia.
(Cadavere trovato in una valigia, arrestato il presunto omicida – La Repubblica).
LECCO – 12 Aprile – La sparizione di Silvia Demciuc, prostituta moldava di 25
anni risale al 12 aprile; il ritrovamento del suo corpo avviene il 20 dello stesso mese
per opera di un cacciatore che ha notato quel sacco verde dal quale spuntava il
braccio di una donna, sulla strada provinciale che collega Esino Lario a Parlasco, in
provincia di Lecco. L’omicidio sembra da attribuire ad una ritorsione dovuta ad una
violenta faida tra una banda di albanesi e una di rumeni.La ragazza potrebbe essere
stata strozzata o soffocata. (Trovato in un sacco nel Lecchese il cadavere di una
prostituta – La Repubblica)
TORINO – 18 Maggio – Beatrice Rattazzi, operaia di 32 anni e madre di 2
bambini (uno di 6 l’altro di 7 anni) è stata uccisa da Raffaele Cesarano, guardia
giurata di 45 anni, dal quale la donna si era separata. L’uomo, quando ha visto la ex
moglie, a poca distanza dalla casa che era stata loro, in compagnia di un altro
uomo, ha perso la testa e l’ha ammazzata, scaricandole addosso quattro colpi di
pistola. Dopo aver ucciso la donna, ha ferito con altri due colpi di pistola Giuseppe
Cardella, l’uomo di 33 anni che era con lei. (Guardia giurata accecato dalla gelosia
uccide la moglie e ferisce l’amante – La Repubblica).
[fonti: Repubblica 08.03.09, casadonne.it, zeroviolenzadonne.it]
Io spero nella forza delle donne, che devono imparare una volta in più a dire NO, a urlare quando necessario, a difendersi in tutti i modi possibili, perché in questo modo abbiano una speranza in più. Le donne devono imparare di nuovo a lottare, urlare, a farsi sentire per non lasciare che la violenza che tutti i giorni ci colpisce rimanga impunita.
10 comments 8 Marzo 2009
Aborto farmacologico e mortalità.
Cercando di dare un taglio alla oramai sfumata polemica sulla RU486, fortemente osteggiata in Italia sia da ministri che dalla chiesa, ho tirato un paio di somme.
La RU486, anche conosciuta come mifepristone, è uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l’aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza. [fonte: Wikipedia]
L’introduzione in Italia non é ancora avvenuta poiché il progetto di sperimentazione del farmaco é stato bloccato più volte sia dall’ex ministro Storace sia dall’ex ministro Livia Turco. Anche l’attuale ministro Eugenia Roccella si é opposta all’introduzione della RU486 dichiarando:
“Il parere favorevole dell’Aifa alla Ru486 si basa su una valutazione, quella del rapporto rischi-benefici, che lascia molti dubbi — prosegue Roccella — La pillola abortiva presenta infatti troppi lati oscuri: le morti collegate alla Ru486 sono arrivate ormai a 17 e, quel che è peggio, spesso non sono state denunciate dagli istituti di farmacovigilanza, ma da faticosi lavori d’inchiesta giornalistica o da singole persone interessate. L’aborto con la Ru486 è più doloroso, più incerto e psicologicamente più devastante di quello praticato con altri metodi. Inoltre è difficilmente compatibile con la legge 194, secondo la quale l’Ivg deve avvenire sempre nelle strutture pubbliche”
e aggiungendo:
“la Ru 486 riporta l’aborto in una sorta di clandestinità legale: dopo l’assunzione delle due diverse pillole, infatti, le donne in genere tornano a casa fuori dal controllo medico, anche laddove il protocollo chiede il ricovero in ospedale”. “Dopo il ‘si’‘ tecnico dell’Aifa, rilasciato durante il governo Prodi — conclude il sottosegretario — l’unico modo per riaprire la valutazione medica del farmaco e’ passare per l’Europa, strada di cui sarà valutata la praticabilità. In Italia, oggi, restano da definire le modalità di somministrazione e gli aspetti amministrativi, valutando in che modo sia possibile garantire il rispetto della legge 194, anche nella parte che riguarda la prevenzione, e la sicurezza delle donne”
[fonte: Repubblica.it]
Ora, quello che la Roccella si dimentica di dire é che sì, ci sono stata 17 morti causate dalla RU486, ma la maggior parte di esse é stata causata da sepsi atipica, da gravidanze extrauterine o da emorragie sottovalutate. Inoltre 17 morti su più di 2 milioni di aborti praticati con questo metodo é una percentuale più bassa del tasso di mortalità durante un parto naturale [fonte:/www.svss-uspda.ch]
Ora vediamo i tassi di mortalità della madri per i seguenti metodi:
[fonte: www.svss-uspda.ch]
Vorrei ricordare a tutti che in Italia viene invece prescritto, e anche spesso, il Ritalin: farmaco contro ADHD prescritto a bambini anche sotto gli 8 anni. 25 morti per disfunzioni cardiovascolari negli USA dall’introduzione del farmaco, i pazienti curati con Ritalin sono molto più a rischio di suicidio della media.[fonte: giulemanidaibambini.it]
Questo post é stato scritto in vista dell’8 marzo, giornata della donna.
Invito tutti quelli che passano da queste parti a postare un argomento a scelta sui diritti delle donne per la data dell’8 marzo, perché la festa della donna non é regalar mimose, ma fare qualcosa per aiutare la parità dei diritti e la sicurezza delle donne.
Chiunque vuole aderire all’iniziativa può lasciare un commento.
Add comment 5 Marzo 2009
Morto un creatore di sogni.
Oggi é morto Jacques Piccard, esploratore, ingegnere e padre di Bertrand Piccard, il pazzo aeronauta.

“Losanna – “L’esploratore degli abissi” Jacques Piccard, padre dell’aerostiere Bertrand Piccard, è morto oggi all’età di 86 anni. Grande esploratore, nel 1960 era sceso 10′916 metri sotto il livello del mare, un primato rimasto finora imbattuto.
Mentre suo padre, il fisico Auguste Piccard, volava in alto nei cieli – fu il primo uomo a raggiungere i 16′940 metri d’altitudine a bordo di un pallone -, Jacques ha ricercato la profondità.
Nato a Bruxelles il 28 luglio 1922, ha studiato scienze economiche e si è diplomato all’Istituto degli alti studi internazionali (HEI) di Ginevra. Dall’inizio degli Anni ‘50, ha orientato definitivamente la sua carriera sulla ricerca sottomarina.
Egli è il padre di quattro mesoscafi, sommergibili per le medie profondità. Uno di essi, l’”Auguste-Piccard”, primo sommergibile turistico al mondo, aveva permesso a 33′000 persone di visitare i fondali del Lemano durante l’Esposizione nazionale del 1964, ricorda in una nota odierna il portavoce di Solar Impulse, società costituita da Bertrand Piccard.
Nel 1969, diresse una spedizione a bordo del mesoscafo “Ben-Franklin”. Con sei persone a bordo, il sottomarino percorre 3000 chilometri fra la Florida e la Nuova Scozia in 30 giorni.
Da ricordare anche la sua discesa a quasi 11 km nella Fossa delle Marianne – gennaio 1960 – a bordo del batiscafo “Trieste”, costruito assieme al padre Auguste, in compagnia dell’americano Don Walsh che gli aveva permesso di scoprire essere viventi a tale profondità, cosa che aveva portato al divieto di depositare scorie nucleari nelle fosse marine.
Suo figlio Bertrand ha scritto una nuova pagina della gloriosa storia di famiglia. Assieme al britannico Brian Jones ha infatti realizzato nel marzo 1999 il primo giro del mondo in pallone senza scalo.”
Una di quelle persone che con le loro imprese facevano sognare bambini ed adulti.
Addio Jacques.
Add comment 1 Novembre 2008
Insetti.
Ieri sera io e Magio siamo andati a vedere il primo spettacolo della stagione teatrale di Campione d’Italia.
Trattavasi di “Concerto Apocalittico per grilli e Orchestra” scritto e interpretato niente popo’ di meno che da Stefano Benni, con l’accompagnamento musicale dell’Orchestra d’Archi Italiana.
Quest’ultima diretta dalla prima viola della Scala di Milano.
E ’sti cazzi, direte!
E avete ragione.
Lo spettacolo era incentrato sul punto di vista degli insetti.
Grilli, api, formiconi, farfalle e mosche mangiamerda raccontavano dal basso cosa ne pensano di noialtri, vertebrati umanoidi col pallino del potere.
Benni di volta in volta si trasformava, cambiando costumi, linguaggio e tono di voce.
Ogni insetto aveva le sue da dire ed effettivamente é stato divertentissimo vedere questo sessantenne vestito da bacherozzo antennuto con uno stronzo di gomma in mano raccontarci della breve vita della farfalla, delle condizioni poco sindacalizzate dell’ape operaia e della rabbia golpista del ragno.
L’accompagnamento musicale, con l’orchestra composta da 15 (quindici) tra violinisti, violoncellisti e cellisti creava di volta in volta una nuova atmosfera, rendendo lo spettacolo addirittura pirotecnico.
In prima fila avevamo la possibilità di contare i peli nel naso del Signor Danilo Rossi mentre volteggiava per il palco imitando col violino elettrico i vari passaggi d’insetto e gli umori degli stessi, rivelando tutta la sua natura di jazzista.
Siamo rimasti impressionati.
Add comment 16 Ottobre 2008
Hai la Supercard?
Oh, mica colpa mia se vicino a casa mia c’é solo una coop piccola e pure mal assortita.
C’é una cassiera in particolare che mi piacerebbe uccidere a botte di gamberetti surgelati, il pacco da mezzo chilo.
Solita storia: ogni giorno o quasi io vado a fare la spesuccia, sia solo per le sigarette o la carta da culo.
Cassiera: “Ciao, hai la Supercard?”
St4rZ: “No”
Il giorno dopo, con in mano una confezione da sei di energy drink, la mia faccia come una pizza ai peperoni.
Cassiera: “Ciao, non hai la Supercard vero?”
St4rZ: “No”
Due giorni dopo, la St4rZ tutta trafelata con una vaschetta di anelli di calamari alla romana.
Cassiera: “Ciao, niente Supercard, neh?”
St4rZ: “No”
Cassiera (pigiandomi in mano un prospetto): “Ma non la vuoi fare?”
St4rZ: “Sinceramente no”
Cassiera: “Sono 42.80 allora”
La settimana seguente, il cestino con dentro il dentifricio e un tubo di concentrato di pomodoro.
Cassiera: “Ciao, lo sai che adesso se fai la Supercard ti regaliamo una Mastercard per i primi due anni?”
St4rZ (ironica): “Ah ma dai? Cioé mi regalate la spesa?
Cassiera (ridendo): “Ma no, ma le spese di gestione di 25 franchi all’anno non le paghi, ti interessa?”
St4rZ: “No” pensando: “Barboni!”
Ancora una volta, a ’sto giro due pacchetti di Parisienne, un pacco di preservativi e una bottiglia di olio d’oliva.
Cassiera: “Ciao, Supercard?”
St4rZ: “Oh non é che vi tradisco con la coop del Serfontana e vado a farla lì”
Cassiera: “Niente allora… sicura di non volerla fare?”
St4rZ (viola in viso): “Porcaputtana, son due settimane che mi stracci i coglioni con ’sta Supercard, se dopo 40′000 no tu insisti io ti devo uccidere a suon di bagette precotte, lo capisci? NON VOGLIO FARE LA SUPERCARD!!!”
La fila dietro la St4rZ ammicca, sorridendo ma vergognandosi un po’ di essersi fatti appioppare una Supercard ormai già due anni orsono.
Il giorno dopo, con il cestino pieno di formaggi e cioccolata alle fragole.
Cassiera: “Ciao, hai la Supercard?”
St4rZ molla il cestino e comincia a lanciare formaggini di capra in giro per il negozio, si gira e se ne va.
Add comment 10 Ottobre 2008
Spiccia spiccia con rassegna stampa.
Alcolemia Imperat! È Sagra dell’Uva a Mendrisio
Stanotte ha dormito qui in Hotel una Brass Band. In questo momento sono in riva al lago a intrattenere il turistame con pezzi molto Guggen. Ammirevole il servizio sveglia sovvenzionato dalla Band. Alle 7.30 scende il trombettista e suona per richiamare la cavalleria (svegliando tutta Paradiso),
Per la rubrica:
“A noi Bossi ci fa le pippe”
Articoletto trovato oggi sul Mattino della Domenica, giornalaccio edito dalla Lega dei Ticinesi:
“Chiasso: Invasi dai negri!
Noi cittadini di Chiasso adesso ne abbiamo proprio pieni gli zebedei di vedere tutti i nostri spazi verdi, pagato con i nostri soldi e destinati allo svago delle nostre famiglie e dei nostri figli, occupati dai negri del centro asilanti! Ormai é più di una settimana che i giardini pubblici chiassesi sono totalmente impraticabili per noi abintanti della cittadina di confine!
[segue elenco di posti infestati]
Adesso ne abbiamo proprio fin sopra i capelli! Qualcuno si decide a rimandare a casa loro tutti questi negri ubriachie spacciatori, oppure dobbiamo organizzarci da soli [...].”
Ieri invece sul Blick, quotidiano/tabloid gossipparo e polemico titola sulla copertina dell’inserto Sport:
“Aiuto! Arrivano i fascisti!”
In copertina il portiere del Milan con sullo sfondo un ammiccante Duce.
L’FCZ (Zurigo) é seriamente impressionato e leggermente impaurito dalla squadra che deve affrontare.
Così imparate a stare zitti e mandare quel pallone in porta. Cretini!
A decorare l’articolo all’interno dell’inserto ci sono Di Canio a braccio alzato, il Nano con la Mussolini e Buffon che solleva la coppa del mondo.
L’Italia ha bisogno di un buon Direttore Marketing, altro che federalismo fiscale.
Add comment 28 Settembre 2008
Voglio lavorare in ferrovia.
Stamattina alle 7.00 mi sveglio in preda al panico.
Ieri sera, abbioccandomi accanto a Magio ho dimenticato di puntare la sveglia e il mio coso, andandosene alle 22.30 non mi dà nemmeno la scrollata della buonanotte.
IO STAMATTINA ALLE 8.00 HO UN COLLOQUIO DI LAVORO E NON PUNTO LA SVEGLIA, PORCAPUTTANA!
Al telefono, ore 7.20:
- ma *bestemmia*, perché non mi hai svegliato?
- ma eri sveglia, mi hai anche fatto ciao ciao con la manina dal letto.
- buddhaseduto, non mi ricordo.
- sonnambulite acuta, dicono che é genetica.
Vabbé, l’appuntamento é alle 8.00, quindi cerco di affogare il panico in un bicchiere di succo d’arancia.
Poi mi infilo riluttante in: camicia, maglioncino (rosa, cazzo), pantaloni con la piega e fottute scarpette col tacco che ho acquistato l’altro ieri in un raptus di follia.
Mi incammino verso la sede centrale dell’Impresa di trasporti ferroviaria anonima (ITFA) cercando di metter su la mia migliore versione di “sono la donna che fa per voi, voglio lavorare in ferrovia” e come al solito arrivo con 15 minuti di anticipo, facendomi servire il caffé dal Signor Direttore Finanze in persona, essendo la segretaria ancora in viaggio.
Mi si invita ad appollaiarmi su una poltroncina in sala riunioni e poco dopo mi raggiungono anche i Signori Direttore Finanze (quello del caffé) e Direttore Marketing, armati di antiquati quaderni, un curriculum della sottscritta pasticciato e di lucenti Montblanc, probabilmente regalo dell’Università Dirigenti Sorridenti.
La mia espressione comincia a cedere, sento scricchiolii nella parte sinistra del viso, ma con coraggio affronto il colloquio, mischiando sex-appeal, sorrisi amichevoli, linguaggio professionale e adolescenziale ingenuità.
Prendo un bonus +3 per la sincerità, uno +1 per la simpatia, uno -14 per la scelta delle scarpe.
Al ritorno, togliendole, mi occhieggiano dai mignoli pedestri due belle fiacche che in meno di mezz’ora si gonfiano acquistando dimensioni ragguardevoli.
Con cerotti e pinzetta cerco di rendere i miei piedi utilizzabili in giornata e, applicando il prodotto “disinfettante che non brucia, garantito” a Balerna mi sentono ululare “bruciabruciabrucia-puttanavacca-comebrucia”.
Ora son qui, seduta alla nuova scrivania Mikael, montata ieri l’altro da me medesima, con i diti incerottati che sclero sperando di poter lavorare in ferrovia.
Add comment 5 Settembre 2008
Squarci di vita.
Solitamente, finendo di lavorare alle 23.00, prendo il treno a Paradiso alle 23.30, un Intercity che viene da Zurigo.
Su questo treno c’é sempre un vecchietto, piccolo piccolo e incanutito.
Ogni santa sera, questo vecchietto di stazione in stazione risale un vagone, si siede, si guarda in giro.
Fino a Chiasso, dove scende dall’ultimo vagone, come fanno più o meno tutti quelli che sono abituati a prendere quel preciso treno. Questo perché il treno a Chiasso si ferma molto più avanti del solito sul binario per permettere agli operai della ferrovia di pulire i vagoni. Quindi scendendo dall’ultimo vagone si riesce giusto giusto a entrare in stazione senza farsi mille mila chilometri.
Dicevo: questo vecchietto…
Notavo che non c’era controllore che non lo conoscesse.
Stava su ’sto benedetto treno ogni benedetta sera, chiamava i controllori per nome, si aggregava nei momenti di calma e chiacchierava amabilmente.
Finché un giorno non si siede davanti a me e comincia a raccontarmi la sua vita.
Così, di sua spontanea volontà.
Sguardo vispo, accento meridionale marcatissimo, risata incontrollabile e stridula.
“24 anni in ferrovia, signorina. Se non fosse per la ferrovia il Beppe non sarebbe nemmeno più dei vivi, suppongo”
Risata, rantolo, risata.
“Quando mia moglie mi piantò, grazie a Dio la ferrovia mi permise di dormire nei dormitori dei controllori a Chiasso, ho dormito lì per 7 anni. L’amore quello fortunato é un paradiso, ma può essere anche una galera. Ora ho un monolocale vicino alla chiesa. Sono in pensione da 7 anni ormai, ma prendo questo treno ogni sera. La ferrovia mi ha salvato la vita. Sa che grazie al capostazione ho potuto ottenere la cittadinanza?”
Risata, rantolo, rantolo.
“24 anni, ho iniziato pulendo i vagoni. Qualsiasi cosa chiedessero io la facevo. Mi pagavano veramente bene. Ogni tanto ho lavorato anche per le ditte esterne. Facevo di tutto. Verso il pensionamento sapevo tutto della stazione di Chiasso.”
Sguardo pensieroso.
“Quando ho perso il lavoro alla ditta edile, stavo alle cozze. Quando il capostazione mi chiese se per un posto di lavoro sarei stato disposto a votare liberale-radicale, sa, era candidato sindaco contro la Famiglia Cavour, io gli strinsi la mano e mi inginocchiai, come quelli che vengono nominati baronetti. Da allora ho sempre votato liberale-radicale. Sa, funziona sempre così. Già i miei genitori, giù in Calabria, che votavano Democrazia Cristiana per due sacchi di farina. Tanto io non ci ho mai capito niente. Ma il capostazione é stato grato e ha sempre pagato bene. Per me questa stazione é sempre stato un po’ la mia famiglia, sa.”
Passano i controllori, lui li segue, quasi scodinzolando, ridendo disordinatamente a qualche battuta che non sento, son già troppo lontani.
Add comment 25 Agosto 2008
Deliri radiofonici.
Oggi dibattito radiofonico sulla tintarella. Ospiti un ricercatore, una tizia della Lega contro il Cancro e un dermatologo.
Ve lo riassumo così, un po’ ironicamente:
ricercatore: Il sole fa bene, ci aiuta a metabolizzare vitamine e porta buonumore!
LCC: Il sole fa malissimo, provoca tumori bubbonici, acquistate le creme solari!
ricercatore: Baggianate, il sole é necessario alla crescita e aiuta in caso di acne, dermatiti, depressione, osteoporosi. Queste creme invece sono così chimiche da intossicarti dal di dentro.
LCC: Il sole fa malissimissimo, statene alla larga, cercatevi un bunker, tutti sanno che scottarsi fa male e porta a tumori (bubbonici).
ricercatore: La gente si scotta perché prende il sole ogni morto di papa. Se prendi un bambino somalo e gli proponi un banchetto di dieci portate, quello muore. Vuol forse dire che il cibo fa male?
LCC: Ma le creme, le creme, bisogna proteggersi dal brutto sole cattivo!
ricercatore: Signori ascoltatori, lo sapete quanto hanno guadagnato le ditte farmaceutiche e chimiche dall’inizio della “campagna per un Sole satanico”? Lo sapete che esistono milioni di filtri solari brevettati che non aspettano altro di essere venduti?
LCC: Le ditte farmaceutiche agiscono solamente per il bene dell’umanità, tutta… sbroc sbroc!!
presentatrice: ehm… sentiamo ora l’opinione del dermatologo…
dermatologo (sbadigliando): Ma fate un po’ come cazzo vi pare, basta che non vi carbonizzate! Le creme non servono a una sega se il sole lo prendete dopo le tre di pomeriggio ed evitate di fissare il sole negli occhi. Evviva la vitamina D e il beta-carotene!
Add comment 8 Agosto 2008
Prima che scappi (l’ispirazione dico).
Si doveva parlare di quella magica serata che oramai dista quasi due settimane.
Come avrete visto (ma anche no) nei commenti Magio si é già degnato di buttar giù un incipit, alquanto isterico direi, ma lasciamo correre.
Dicevasi:
Un venerdì notte qualunque, la sottoscritta che casca dal sonno, il suo consorte tutto l’opposto.
Lui: “Senti, già che son qua, comincio a preparare l’arrosto per domani, visto che abbiam visite”
Io: “Masseiffuori?!? Diopistacchio, son le quattro di mattina, vieni a letto, SUBITO!”
Passa la notte e il sabato mattina come al solito mi vede cerebrolesa, con un tappeto persiano dai nodi piccolissimi steso sulla lingua *grazie bambini persiani, grazie birra*.
Ma il mio Principe della Malesia no, lui – ore 9,45 – mi prende per la collottola e mi trascina per mobilifici a veder splendide camere da letto in super-offerta, tutta una scusa per comprare patate e carote per l’arrosto, il vero protagonista del sabato sera, come poi si vedrà.
Io: “Ma ’sto arrosto, tu l’hai mai cucinato?”
Lui: “Ehm, massì, che ci vuole?”
Io: “Era un no, insomma”
Lui: “…”
Fatto sta che dopo un estenuante tour de force per Conforami – Ikee – Mobili Pfister – Grancase rinuncio e carta di credito alla mano anticipo 250 sbergole per una camera da letto di nome BASEL *ohmioddio* perché sinceramente ne ho piene le balle e la suddetta costa poco un cazzo e non é così orrenda; rispetto alle altre.
Andiamo a prendere ste cazzo di carote, dico.
Passiamo le seguenti ore piene di Firulì Firulà, la qui scrivente a cercar di imboscare in modo utile il bordello e la mia agrodolce metà a spignattare su sto benedetto arrosto (nemmeno Adrià di El Bulli prepara cene con tanto anticipo ).
Stasera come ospiti abbiamo oltre agli ormai onnipresenti MiSentoDesmo e SantaPazienza (la sua ragazza) anche Mammo, amico d’infanzia di più o meno TUTTI i miei amici e conoscenti, essendo lui la taciturna leggenda di Stabio Beach.
MiSentoDesmo come già anticipato da Magio é appunto una specie di falciatrice a motore senza il tastino OFF, gira, ride, osserva, tocca, distrugge, ogni tanto chiede scusa, ogni tanto ri-ride, bestemmia, si rolla cannoni di Navarone sul tavolino appena pulito, seminando briciole di tabacco anche dentro gli armadi.
Un ospite di tutto riposo insomma.
Più che mettersi le mani nei capelli e insultare il proprio Karma non si può fare, quindi…
Ore 18.30: l’arrosto splende in tutta la sua bellezza di carne stracotta in salsina d’aspetto inquietante, ma l’assaggio lo salva in corner, anzi direi che il sapore é veramente buono. Quindi tra mezz’ora il mio padrone di casa andrà a prendere la leggenda taciturna.
Lui: “Oh, guarda qui che bello, non vedo l’ora di sapere cosa ne pensa Mammo…”
*il suo sguardo si fa pensieroso*
*I suoi occhi si spalancano facendo intravedere un’illuminazione*
Lui: “CAZZO!”
Io: “se ghé?”
Lui: “Ma Mammo é vegetariano!”
Io: “… “
Lui: “…”
Io: “fenomeno”
Tiro fuori pomodori, basilico e fusilli, oltre a cetrioli e l’avanzo delle carote per l’insalata, mentre Magio va discretamente a prendere a testate il muro portante del salotto.
Add comment 22 Luglio 2008
Nascondigli
Il bello di Chiasso é che ci sono un sacco di angolini nascosti, solitamente meravigliosi.
Una vera caccia al tesoro.
Un giorno scopri questo baretto molto campagnolo, imboscato in una via senza uscita che dà direttamente sui binari, incastrata tra i magazzini del punto franco.
È il tipico bar peso (cit. necessaria), con una barista musona, il caffé Cerutti pessimo e il cane da bar, in questo caso una boxerina placida come una mucca, che appena ti siedi viene ad annusarti i piedi, dà una leccatina e poi fa finta di niente, passando ad ispezionare il prossimo avventore.
Abbandonati su un tavolino, i soliti tre giornali regionali; di quelli con l’editoriale che si lamenta dei turisti tedeschi che vanno in polizia per far chiudere il becco al gallo del vicino, che vorrebbero ingabbiare la natura perché le mucche che spetazzano non stanno bene e poi tornano a Zurigo a mangiarsi piombo e gas di scarico.
Sempre occupato invece l’onnipresente foglio rosa, che non può ovviamente mancare in un esercizio pubblico frequentato da energumeni che alle 10.30 sono già alla seconda birra e finita quella chiederanno a gran voce: “un bianchino, sciura”.
All’interno del buio locale anche un po’ fumoso (in barba del divieto di fumo) un ragazzino, poi rivelatosi il nipote della padrona, si infervora a giocare al Calcio Balilla con uno degli sbevazzatori, scelto secondo criteri random. Ogni tanto é il padre, ogni tanto il meccanico di bici della zona, personaggio tutto-fare che ho scoperto molto popolare nel quartiere.
A un certo punto arriva una ragazza targata Carlsberg, scritta bianca su maglietta rosa, a bordo di una 127 blu puffo, che scende parca di bottiglie d’alcolici che vengono prontamente prelevati dalle sue braccia da aitanti clienti e portati al loro posto d’onore, la mensolina di vetro sospesa fragilmente al di sopra del bancone.
Sarei rimasta lì tutta la mattinata, se non fosse che dopo il terzo caffé vengo assalita dalla mia solita tachicardia da eccitanti che mi costringe a tornare a casa.
Quindi ora, sdraiata sul divano col fiato corto, rifletto su come poco efficace sia questo resoconto, nel quale ho cercato di descrivere un posto sicuramente in via d’estinzione, meravigliosamente provinciale e comunitario dove ancora si possono trovare veri esempi di vita proletaria.
Add comment 10 Luglio 2008