Weekly roundup (9 di boh)

 

Una bellissima corazza siberiana per la caccia all’orso

 

Mi sono appena comprata due saggi di Massimo Montanari che uniscono due dei temi per me più interessanti: Medioevo e alimentazione.
L’uno é “Il cibo come cultura” e l’altro é “La fame e l’abbondanza, storia dell’alimentazione in Europa”. Per intanto ho attaccato il secondo e scorre che é una meraviglia. Montanari é un buon divulgatore e la sua scrittura é accurata ma di semplice comprensione.
Qui uno stralcio della sua biografia tratto da Wikipedia Italia: “È ritenuto a livello internazionale uno dei maggiori specialisti di storia dell’alimentazione. Ha dedicato le proprie attenzioni di studioso soprattutto a due filoni di ricerca, tra loro strettamente integrati: la storia agraria e la storia dell’alimentazione, intese come vie d’accesso preferenziali per una ricostruzione della società medievale nel suo insieme: strutture economiche e sociali (rapporti di lavoro, di potere, di proprietà), aspetti concreti e materiali della vita quotidiana, valori culturali e mentalità. Nell’ambito di tali ricerche hanno avuto speciale risonanza i suoi studi sulla storia dell’alimentazione, intesa come storia a tutto campo che coinvolge i piani dell’economia, delle istituzioni e della cultura.”

Affascinante, no?!

Per dimostrare quanto la questione di genere sia un fattore culturale e non “genetico”, Sociological Images mi segnala la campagna pubblicitaria di JC Jeans con protagonista la modella Erika Linder, che interpreta sia modelli maschili che femminili, con la sola forza della sua espressività. Stupefacente.

Medievalists.com mi segnala un bellissimo test per scoprire quale mestiere avrei fatto se fossi vissuta nel Medioevo. È uscito dottore della Peste. Mica male.

E sempre i miei spacciatori di articoli sul Medioevo preferiti segnalano un interessante articolo della BBC sulla tradizione nel XVI° secolo di mandare i figli a lavorare presso altre famiglie, in forma di apprendistato (che poteva durare fino a un decennio). Spontaneamente mi é venuto in mente il grande amore che Svizzera, Germania, Austria nutrono nei confronti degli au pair (ragazzi alla pari) ovvero ragazzi mandati all’estero presso famiglie che necessitano di qualcuno che dia una mano in casa. In cambio gli au pair ricevono un (risibile) salario, oltre che vitto e alloggio. Molto radicata anche l’usanza di mandare i figli adolescenti a fare la vendemmia oppure altri lavori stagionali oltralpe (quindi in Svizzera francese oppure Svizzera tedesca) tra un ciclo di studio e l’altro (per esempio prima delle superiori o prima del liceo). I genitori credono sia utile a imparare le lingue nazionali (che in Svizzera ricordiamo essere quattro) e a fortificare lo spirito (sì vabbé, trolol).

Segnalo anche un bellissimo video girato dalla squadra di rugby Lions Bergamo intitolato “Le cose cambiano” e che ha per tema la lotta all’omofobia. Tra l’altro il video é infarcito di bei manzi e chiappette sode, siate avvisat*

Sky Burial – Sepolture celesti e concezioni di vita e di morte

In Tibet esiste un rituale chiamato sepoltura celeste e che consiste nello scuoiare il cadavere e lasciarlo in pasto agli avvoltoi.
Una volta che gli avvoltoi, chiamati anche Dakinis (ovvero Angeli), hanno completamente scarnificato il corpo, le ossa vengono frantumate, miscelate con farina d’orzo e riproposte agli avvoltoi.
Si tratta di un rituale ormai quasi estinto, in quanto l’aumentata densità demografica non lascia più ampi spazi discosti per portare avanti il rito, che ovviamente é abbastanza lungo e porta con se brutti odori.

Un rito così strano e complesso, oltre che per motivi religiosi anche molto profondi, era in passato necessario in quanto i terreni in Tibet spesso sono rocciosi e ghiacciati e non permettono una sepoltura.

Qui un articolo corredato di foto (attenzione: immagini molto crude e NSFW).
Qui l’articolo Wikipedia in italiano.
Qui il sempre perfetto Bizzarro Bazar che ne ha scritto più e meglio di me (anche qui attenzione alle immagini crude e NSFW).

Weekly roundup (8 di boh)

L’orto di Michelle mi fa salire il consumismo compulsivo, con la marchetta agli stivali della Hunter.

Di rientro dalle ferie mi scuso per la bigiata.

Flusso di coscienza mode on:

Tale Beatrice Borromeo ha pubblicato un “reportage” su “Il Fatto Quotidiano”. qui e qui.
Gli articoli sono una tale merda piena di pregiudizi e castronerie che il web (quasi) tutto si é rivoltato contro.
Softrevolution ha analizzato gli articoli e risposto a tono, oltre a reclutare una sommossa su Twitter. Se volete dire la vostra scrivete a @BorromeoBea
Lorella Zanardo, sempre ottima, riprende SoftRev e analizza da par suo i giudizi sulla sessualità adolescenziale in Italia negli anni.
La Lipperini elenca chi ne ha scritto e ci mette del suo.
La Privata Repubblica invece integra il “reportage” con ulteriori tre suoi pezzi, discretamente esilaranti.

Leggo (oddio non so come ho fatto a trovare il coraggio) La Peste di Albert Camus. Poi vi dico.

Ascolto il nuovo album di Stromae “Racine Carreè” su suggerimento di Internazionale. L’album é uno spettacolo, i suoni sono un mix speciale di elettronica, melodica francese e suoni tribali e i testi… BOOM.

Io, che sono sempre sul pezzo, ho saputo che “La grande bellezza” di Sorrentino ha vinto l’Oscar. Facendo spallucce mi sono preparata alla cascata di patriottismo che ne sarebbe conseguito. E invece no. Mediamente gli italiani hanno disprezzato il film (trasmesso tipo SUBITO in chiaro su Canale5, i Berluscones hanno capito come funziona il marketing) per i seguenti motivi: 1. Cinema alto, intellettuale, quindi irraggiungibile dal popolo del Cinepanettone 2. L’Italia che ne esce non é proprio  da agenzia di viaggio, quindi l’italico patriota accusa Sorrentino di essere fazioso. Vabbé bella lì.

How about Orange, uno dei pochi blog di design e arredamento che seguo ancora mi segnala un sito che ti insegna a fare a maglia, Sheep&Stitch. Ma te lo insegna in modalità 2.0 con videotutorial e un sacco di cose etsy. Oh, magari gli dò un occasione.

Guardando la TV mi casca la mascella a vedere che é partita una campagna sulla contraccezione. In Italia!! Nel 2014!!1
La SIGO (Società Italiana Ginecologia e Ostestricia) ha lanciato una campagna chiamata “Love it” che promuove l’idea di sesso consapevole tra i giovani e giovanissimi. Qui uno stralcio dall’intervista al Presidente della SIGO: «Love it! è diversa dalle altre campagne d’informazione perché per parlare di contraccezione usa i linguaggi dei giovani come la moda, la musica e il web e perché, per la prima volta, le ragazze non saranno semplici destinatarie, ma potranno diventare protagoniste e testimonial in prima persona della campagna» e ancora «L’obiettivo è avvicinare la contraccezione al loro mondo, rendendole consapevoli delle loro scelte in materia di sesso, offrendo le informazioni corrette anche su quei metodi contraccettivi che, pur essendo meno conosciuti, meglio rispondono ai loro stili di vita, in primis quelli che non prevedono l’assunzione quotidiana di una pillola. L’ambizione è quella di creare un vero e proprio movimento d’opinione.» La campagna contempla anche spot e un brano di BabyK, una delle poche rapper italiane ad avere avuto un minimo di riscontro. In parallelo viene anche promosso il sito “La pillola senza pillola” per informare e coinvolgere le ragazze sul tema della contraccezione ormonale e sue diverse declinazioni (cerotti, anelli vaginali, …).

Che dire: un bel passo avanti.

Non avrai altro divertimento all’infuori di me

Non puoi evitarlo.
Non puoi nasconderti.
Non puoi tapparti le orecchie e fare lalala.

È arrivato il carnevale.
Appena scendi dal treno ti colpisce immediatamente con il suo odore di piscio, birra versata e vomito.
I treni della mattina puzzano, avendo da poco scaricato gli ultimi residui umani, e vanno puliti col badile.

Coriandoli appiccicati per terra, lattine e piume di struzzo ovunque.
Una città intera in ostaggio.

Il Rabadan di Bellinzona, arrivato alla 151esima edizione, trasforma la città in una zona di guerra. Di giorno gli sparuti passanti vagano smarriti per le strade imbrattate. Di notte il tutto si trasforma in una Gehenna, piena di ubriaconi travestiti da scimmie/mucche/prostitute, che festeggiano al suono di stonate Guggen la settimana della devastazione.

Una città intera in ostaggio.

Non ti resta che emigrare.

Weekly roundup (7 di boh)

Cosa succede alle strutture una volta finite le Olimpiadi?
Sociological Images fa un’analisi

Decisamente l’ordine sparso mi si addice.

Sto leggendo “Invisible Monsters” di Chuck Palahniuk. A parte che trovo l’autore un pelo noioso (l’imbastitura di base dei suoi romanzi é praticamente sempre uguale) ammetto che lo spunto per questa storia é valido. Le punchline sono piazzate a dovere e per una volta il traduttore ha fatto un buon lavoro. Ma Ninna Nanna é per me ancora il suo miglior romanzo.

Un reblog su tumblr mi ha segnalato che gli ottimi Ministri hanno un blog e – tadah – lo stanno aggiornando regolarmente. Bravi ragazzi.

Roads&Kingdoms, mia recente scoperta, é un portale/blog/sito di viaggio e reportage. I contenuti sono validissimi, le foto spettacolose, gli spunti di riflessione innumerevoli. Vi segnalo l’articolo su Justin Fashanu, primo calciatore inglese a fare coming out negli anni ’90. Ora é morto. Si é suicidato il 3 maggio 1998, dopo che la stampa inglese lo aveva fatto a pezzi.

Vi segnalo un bellissimo video di un dialogo tra un’insegnante e i suoi alunni. Tutti in classe sono sordomuti o sordi.

 

Sapevate che esistono gli hotel per gli insetti? L’Orto di Michelle ce ne segnala diversi modelli. Se avete un giardino io ci farei un pensierino.

Meta

Leggo Internazionale sul treno. C’è un bell’articolo sull’ultimo album di Stromae. Col telefono vado su Spotify e me lo ascolto mentre leggo.

Fino a qualche anno fa una cosa del genere non sarebbe stata possibile.

E sempre dal telefono al termine della lettura posso pubblicare questa riflessione.

Weekly roundup (6 di boh)

Oggi niente di speciale. Settimana fiacca da tutti i punti di vista.
Sto leggiucchiando “Dune” di Frank Herbert.

Da Buzzfeed segnalo una raccolta di titoli per chi ama il Southern Gothic

È morto Roberto “Freak” Antoni, voce degli Skiantos. Un gruppo che ho sempre amato moltissimo. Internazionale ha pubblicato una bella raccolta di video dei loro maggiori successi.

Lo sapevate che a Bologna c’è un museo commemorativo per la strage di Ustica? Io l’ho scoperto tramite Atlas Obscura. Il sito (in lingua inglese) è una chicca e contiene tipo tutti i posti che voglio visitare.
Tipo questo
O questo

E per il momento Bbbbrividi vi segnalo quest’articolo di Bizzarro Bazar sull’Everest e le sue vie cosparse di cadaveri.

Ah giusto: vi piace Amazon, trovate sia un’azienda cool che combatte la Kasta degli editori? La Lipperini riassume nel suo ottimo articolo diverse prese di posizione contro il gigante della distribuzione online. Vi trovate un link al documentario sulla BBC che analizza le condizioni di lavoro degli impiegati Amazon, oltre al link al reportage del New Yorker. E non pensate che Zalando sia meglio.

Momento emozione é stato vedermi tutti gli episodi del documentario della BBC “Hebrides – Islands on the Edge” narrato da Ewan McGregor (aww). Lo ha trasmesso Sky e dovrebbe essere disponibile ancora un paio di settimane sull’on demand. Sennò arrangiatevi (so che ne siete in grado).

  

Weekly roundup (5 di boh)

Oggi le categorie mi fanno schifo, quindi butto giù tutto a casaccio.

Internazionale segnala il progetto #DissestoItalia, un documentario multimediale sul dissesto idrogeologico in Italia. Tramite filmati e infografiche si racconta un secolo di decisioni stupide e cieche che hanno portato l’Italia ad essere un paese che in futuro dovrà affrontare immani problemi causati dal clima e dall’ipocrisia di amministratori, politici e autorità. Il progetto é stato realizzato in collaborazione con Legambiente, Consiglio nazionale Geologi e CNAPPC. Qui il sito interattivo, qui il canale Vimeo. Buon divertimento.

Dissapore ci segnala i 15 cibi da strada orgogliosamente italiani, e ammetto che un bel po’ di questi cibi non li conoscevo. Sbavo al solo pensiero dei gofri piemontesi.

Sempre Internazionale ha pubblicato un bell’articolo che analizza la scelta di Putin di fare le Olimpiadi invernali 2014 a Sochi. Vi metto solo un paragrafino:
“Per la prima volta nella storia le Olimpiadi si svolgono vicino a una zona di guerra”, scrive il New York Times. “Il conflitto nel Caucaso settentrionale è uno dei più longevi del mondo, una battaglia latente e sporca tra militanti sempre più radicali che operano nell’ombra e forze di sicurezza brutali”. Solo nel 2013 le vittime sono state 529, di cui 127 tra agenti e soldati.”

“La Russia ha lanciato la sua candidatura per le Olimpiadi nel 2006, quando Putin si crogiolava nel suo status di leader che aveva finalmente stroncato la lunga ribellione in Cecenia. Putin non ha scelto Soči per caso. Credeva che un miracolo olimpico ai piedi del Caucaso, non lontano dal teatro di guerra, avrebbe cementato il suo trionfo sui nemici storici”, scrive la New York Review of Books.”

SoftRevolution scrive di whitewashing, un fenomeno vecchio come il segregazionismo, ma grazie a internet sempre più analizzato e criticato.

“Smetto quando voglio” sembrerebbe uno dei pochi film italiani che valga la pena vedere quest’anno. Buona parte del cast di Boris e una storia finalmente nuova e attuale. Dal trailer si intuisce che finalmente l’umorismo macchiettistico all’italiana sia stato lasciato morire.

Kekkoz, che io stimo, ne scrive così:
“SMETTO QUANDO VOGLIO è un film italiano, è una commedia, ed è un’opera prima, eppure ero tentato di dargli addirittura una bomba. Questione di pelle: dalla prima visione del trailer mi è sembrato subito una roba diversa dal tristissimo e deprimente standard a cui siamo abituati (quando ti capita mai di sganasciarti sinceramente con un trailer di un film italiano?) e già questo basterebbe, senza contare che c’è dentro un Pietro Sermonti assolutamente stellare. Poi sono arrivate le recensioni, tutte positive o giù di lì, e quindi gli si dà fiducia e stop. E speriamo che faccia pure qualche soldino, sai mai che serva da modello.”

Ah! e come reminder in questi anni di bullismo telematico:

Il Ticino e le sue Valli

Volevo darvi un assaggino su una cosetta che caratterizza secondo me il Ticino, soprattutto verso le Alpi. E questa cosa è l’ostinazione.

Continua a cadere la neve in Valle, strade bloccate. Il sindaco assicura: “La gente sta bene”

VALLE BEDRETTO – Continua a cadere la neve in Valle Bedretto. Il timore che inizia a farsi strada tra chi ha un po’ di anni alle spalle è quello di assistere a un nuovo e nevosissimo inverno come fu nel ’51, quando ne caddero metri e metri e provocarono il distacco di valanghe disastrose, l’isolamento di molti paesi delle valli e molti altri disagi.

Le precipitazioni, d’alta parte, sono eccezionali. “Al Passo di Lucendro, dove abbiamo una sonda per la misurazione della neve, si registrano 395 centimetri di neve – ci spiega al telefono Diego Orelli, sindaco di Bedretto -. Più in basso, a Villa, ce ne sono 250 centimetri e ci si avvicina ai 3 metri”.

Strade bloccate quindi e molti disagi, ma fortunatamente la situazione sembra essere sotto controllo. “Nei villaggi le persone stanno bene – assicura Orelli -. A Villa ci sono dei giovani che danno una mano e che stanno liberando le strade. C’è anche Alessandro Manfré , del ristorante all’Acqua, che si sta occupando dei pasti. Ha fatto anche il pane”. Sì, perché in condizioni come queste anche l’approvvigionamento può diventare un problema. “Domani si perlustrerà l’area con gli elicotteri per capire un po’ com’è la situazione in alta quota. Viveri, per il momento, ne hanno ancora. Domani vedremo se è il caso di far intervenire un elicottero per dei rifornimenti. C’è, poi, una persona a Ronco che cercheremo di evacuare”.

Questo discorso verrà approfondito analizzando anche altri aspetti di questo strano Cantone, come il Confine di Stato, l’isolamento subito nei scoli, le grandi opere, le particolarità linguistiche.

Weekly roundup (4 di boh)

Cucina:

Dissapore ci consiglia i 10 migliori piatti low cost a Milano. Temperanza vince.

Ho scoperto il blog di Andrea Vigna, cuoco. Soprattutto ho amato questa raccolta di immagini di piatti della Belle Epoque

“Belle” storie:

Un articolo di Naomi Klein (autrice di No Logo e Shock Economy) dall’eloquente titolo “la Terra é fottuta?”. Se non avete voglia di leggere, la risposta é “più o meno” [da Globalproject.info]

Hanno trovato le ossa di Carlo Magno. Qui l’articolo del Daily Mail [EN]

Fumetti erotici – una collezione completa su zizki.com

Del perché la dobbiamo smettere di guardare ai paesi scandinavi con malcelata invidia. Non sono poi così avanti [The Guardian, EN]

Stanno sviluppando delle superfici superidrofobiche. Trovo il tutto molto bello.

Femminismi:

da Internazionale un breve articolo sull’interruzione di gravidanza in Europa, dopo l’approvazione del governo in Spagna di un disegno di legge che limita fortemente l’accesso all’IVG.

Weekly roundup (3 di boh)

Musica:

Ho scoperto da poco i Ratatat, gruppo che crea un bel sound elettronico minimalista con chitarra. Qui una playlist da Youtube.

Il portale un po’ fighetto Frizzifrizzi pubblica un bel video sulla storia del sampling.

Invece, per qualcosa di completamente diverso, se a lavoro non vi fanno accedere a Spotify, last.fm o simili, consiglio WhatTheFuckShouldIListenTo, non vi faranno sentire la musica, ma almeno avete qualcosa da portarvi a casa.


Altrimenti:

Softrevolution ha raccolto un sacco di suggerimenti su “Libri su ragazze che spaccano” e secondo me é venuta fuori una bella listona, piena di spunti interessanti. Io per esempio mi sono segnata Virginie Despentes. Rovistando nel sito ho trovato anche questo articolo molto utile: “Letture femministe che non vi faranno voglia di prendervi a martellate le dita”
Softrevolution é comunque sempre una lettura consigliata. Non troppo protofemminista “à la Femminismo a Sud” (senza offesa eh, io adoro il femminismo puro e duro), e con un sacco di articoli anche leggeri che incuriosiscono.

Giovanna Cosenza ha segnalato la campagna dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (Iap), al quale potete segnalare le pubblicità offensive o volgari.
Secondo me é una gran cosa.

Gaynet.it pubblica “8 esercizi per l’informazione, una proposta per il linguaggio sulle questioni LGBT. Dove si analizza il linguaggio usato nei media e si cerca di migliorare lo stato delle cose. Qui il pdf.

Weekly roundup (2 di boh)

Audiocose:
L’ultima puntata di Literary Disco parla di Fantasy. Con la scusa di presentare la saga Mistborn di Brandon Sanderson i conduttori – in compagnia di uno special guest – sviscerano il genere per la durata di 1 ora. Esilaranti gli aneddoti tipicamente da nerd.

Per chi se lo fosse perso: LibriVox mette a disposizione gratuitamente gli audiolibri di moltissimi classici, letti ad alta voce da volontari. Interessanti sia per Android che per iPhone le app che si appoggiano al database di LibriVox e permettono l’ascolto in streaming (a puntate).

Alcool:
Per i festaioli impenitenti e gli appassionati di Happy Hour consiglio come aperitivo tagliagambe il prosecco spruzzato Cynar. Sicuramente il barista non ne avrà mai sentito parlare, ma voi garantitegli che é una bomba (limite p.p: 2 porzioni).

Libri:

Ho finito di leggere ieri “L’anno dell’Uragano” di Joe R. Lansdale. Dello stesso autore avevo già letto “la notte del Drive-in”, che avevo trovato assolutamente folle, quindi geniale. Anche “L’anno dell’Uragano” conferma questa mia opinione. È un racconto breve pieno di sangue, sesso, boxe, acqua e cadaveri. Mi ha scosso per buona parte delle sue pagine, ma si tratta di una lettura estremamente divertente. L’edizione che ho letto io (trovata in internet in formato pdf) conteneva anche una postfazione di Valerio Evangelisti, che però meh.

Poi consiglio questi due articoli di BuzzFeed (sisi, lo so, superficialità e fastidio) su fumetti online e graphic novels (noto ora quanto tutto ciò sia meta: consiglio un articolo che consiglia siti che contengono il contenuto stesso, vabbé).

Notizie:
Non ho ancora letto il reportage di Nellie Bly “10 days in Madhouse” del 1887. Ma per dire: é quello che ha ispirato una giornalista del Toronto Star che si é fatta assumere in una delle fabbriche di vestiti in Bangladesh per investigare le condizioni di lavoro dopo il crollo del Rana Plaza a Dhaka. QUI l’articolo di  Raveena Aulakh (ENG).

Sempre per quanto riguarda i temi d’attualità vi invito alla lettura di questa lettera a  La Stampa sul caso Stamina. È firmata dalla senatrice Elena Cattaneo e da due ricercatori che accusano pubblicamente la trasmissione “Le Iene” per aver sensazionalizzato le notizie sulla “cura”. Per me questa lettera ha riassunto benissimo concetti che da mesi stavo masticando dentro di me e sono felice che finalmente tutta la faccenda stia prendendo una piega più razionale.

Musica (vi metto le copertine degli album, giacché ne hanno scritto Tutti):
  

Weekly roundup (1 di boh)

Podcast: 

Libri:

Ho finito di leggere la meravigliosa trilogia sull’Abhorsen di Garth Nix. Un bellissimo fantasy con personaggi femminili forti, intelligenti e realistici, in un mondo tetro e pieno di magia. Era dai  tempi de “La Bussola d’Oro” che non mi appassionavo così tanto a dei personaggi fantasy.

La trilogia é composta dal primo libro “Sabriel”, seguito da “Lirael” e “Abhorsen” per un totalone di ca. 800 pagine piene di zombi e demoni.


Consiglio inoltre di seguire
Barabba, che negli ultimi anni ha raccolto e prodotto meravigliosi albi elettronici, come per esempio “L’ennesimo libro della fantascienza” e  “L'(n+1)esimo libro della fantascienza” dedicati a Fruttero e Lucentini, con contributi di Leonardo e moltissimi altri. 

Varie ed eventuali (robe vecchie tirate fuori dai preferiti):

Bizzarro Bazar tira fuori un bellissimo articolo su Atlantropa, bizzarro progetto di Herman Sörgel, che sognava nell’ormai lontano 1927 di unire i continenti di Europa e Africa chiudendo lo stretto di Gibilterra, il Canale di Suez e lo stretto di Dardanelli con imponenti dighe (si, sto copiando paro paro).

Mazzetta racconta la storia dei test nucleari statunitensi, francesi e britannici in un interessante articolo. Tra l’altro Mazzetta é una delle mie letture preferite (sul suo blog, non metto piede su Giornalettismo), perché racconta in modo approfondito realtà estere non sempre contemplate nel flusso d’informazioni mainstream.

Altra lettura (a volte) piacevole é Wolfstep. Uriel é fondamentalmente una testa di cazzo, ma ogni tanto ci azzecca, come per esempio qui.

Consiglio inoltre everyday I show, blog che raccoglie fotografie celebri e meno celebri di moltissimi fotografi. Bellissime le raccolte di fotografie vintage. Bellerrima quella su Franco Fontana.

  

Il futuro dell’Italia

Leggo sull’Internazionale n. 982 che gli immigrati se ne stanno andando.
Le nuove mete: Canada e Inghilterra.

Perfino i cinesi stanno tornando in patria, spaventati dalla crisi e dal razzismo.

Saranno contenti i fascisti. Ma é inutile esultare.

L’Italia invecchia e non fa più figli.
Se se ne vanno anche gli stranieri la ripresa sarà impossibile.

I nuovi analfabeti (tratto da Corriere della Sera)

di Paolo di Stefano

Ci sono gli analfabeti e ci sono gli «illetterati». Rimanendo nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni, cioè tra i cittadini italiani considerati attivi, secondo il censimento del 2001, gli analfabeti sono 362 mila, gli alfabeti privi di titoli di studio sono 768 mila, le persone che vantano solo la licenza elementare sono quasi sei milioni e mezzo. Nel totale, circa il 20 per cento della popolazione è gravemente carente quanto al possesso degli strumenti culturali di base. Sono questi gli illetterati? Sì e no. Perché nella sfera che gli inglesi chiamano illiteracy si devono aggiungere coloro i quali, pur avendo percorso un regolare iter scolastico, rivelano una limitatissima capacità di utilizzare la scrittura e la lettura, di comporre e comprendere testi semplici. In realtà, l’analfabetismo funzionale (che comprende anche l’incapacità di interpretare grafici e tabelle e le difficoltà di calcolo) non è facilmente quantificabile; ma ci ha provato qualche anno fa l’Ocse con un progetto chiamato All (Adult Literacy and Lifeskills, ovvero «Letteratismo e abilità per la vita»). I risultati italiani, con percentuali alquanto allarmanti, sono stati elaborati e discussi da studiosi vari, specialmente linguisti e sociologi. C’è un grafico inequivocabile pubblicato nel rapporto All, a cura di Vittoria Gallina: il 46,1 per cento della popolazione tra i 16 e i 65 anni si trova al livello 1 della scala di prose literacy (comprensione di un testo in prosa), il 35,1 per cento al livello 2 e il 18,8 per cento ad un livello 3 o superiore. In ambito matematico, siamo messi ancora peggio se il 70 per cento non supera il livello 1.

Nel libro-intervista con Francesco Erbani La cultura degli italiani, Tullio De Mauro evoca un’indagine del Cede, l’istituto che valuta il sistema nazionale dell’istruzione, per chiarire una serie di cifre assolute: «Più di 2 milioni di adulti sono analfabeti completi, quasi 15 milioni sono semianalfabeti, altri 15milioni sono a rischio di ripiombare in tale condizione e comunque sono aimargini inferiori delle capacità di comprensione e di calcolo necessarie in una società complessa e che voglia non solo dirsi, ma essere democratica». In definitiva, il 70 per cento per cento degli italiani non possiede le competenze «per orientarsi e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana». Sono numeri che, in una condizione economica ordinaria (e in un Paese consapevole), farebbero scattare subito l’emergenza sociale.

Se le cifre del malessere culturale, pur leggermente variabili, denotano una tendenza inquietante, le diagnosi sono ben più complicate. Per non dire delle terapie, che richiederebbero in primo luogo una sensibilità politica al momento del tutto assente. È ciò che sostiene il linguista Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca: «Mentre l’analfabetismo pieno è facile da documentare, l’analfabetismo di ritorno è sfuggente: forse il dato che potrebbe rivelare il tasso di competenza testuale è la lettura dei giornali. Va tenuto presente però che l’analfabetismo funzionale emerge quando non si riesce a interpretare un testo scritto o orale, sia esso uno spot, un discorso politico, un articolo di giornale». A Bookcity, che si è svolto la settimana scorsa a Milano, il presidente dei bibliotecari Stefano Parise richiamava il dovere crescente, per le biblioteche pubbliche, di adeguarsi alle diffuse esigenze di pronto soccorso socio-culturale. Da anni, del resto, Antonella Agnoli lavora in questo campo: la biblioteca non è più soltanto uno spazio per la lettura individuale, ma anche una sorta di presidio territoriale cui ci si rivolge per la compilazione di moduli, per la scrittura di lettere, di proposte di impiego, di curriculum eccetera. Stiamo scivolando indietro? «Il fatto grave — dice Sabatini — è che non stiamo andando avanti. Per esempio, c’è un allarme nel corpo forense nazionale: gli avvocati non sanno scrivere e non sanno parlare, non dominano la lingua». La prima osservazione è in una domanda ovvia: ma leggeranno altro che non siano i documenti giuridici e giudiziari? «Credo che vada capovolto il rapporto di causa-effetto. L’amore della lettura viene dopo: se la scuola non è riuscita ad abituare all’operazione di decodifica del testo, leggere un libro costa fatica». Si torna sempre allo stesso punto: la radice del male è la scuola? «Gli insegnanti ignorano la linguistica, non sanno che cosa significa interpretare un testo, si affidano alla critica esterna, all’inquadramento storico, alle prefazioni, ma non si preoccupano di capire come funziona la lingua, lo stile… E le grammatiche sono zeppe di errori». Sembra archeologia, parlare di grammatiche scolastiche in tempi di «tablettizzazione» e navigazione digitale diffusa. «Bisognerebbe saper distinguere: la Rete per la reperibilità dei testi è molto utile. Ma ciò che leggi sullo schermo scivola via: la lettura richiede la concentrazione che un tablet non può dare. Lo strumento digitale diffuso nella scuola, come vuole il ministro, sarà nefasto. Per questioni sensoriali, lo scorrere della pagina sullo schermo fa perdere la coesione e la coerenza del testo legate alla stabilità del messaggio e al movimento dell’occhio. Credi di leggere, ma in realtà non comprendi e non sviluppi spirito critico. D’altra parte è pur vero che certa paraletteratura che esce nei libri serve solo a esercitare il muscolo oculare».

Forse nessuno più di Gino Roncaglia, che insegna Informatica applicata alle discipline umanistiche, ha indagato le dinamiche della lettura nel passaggio dalla carta all’era digitale, cioè ne La quarta rivoluzione, titolo di un suo saggio. «Più che di un mondo di analfabeti parlerei di un mondo disabituato alla lettura complessa, perché i testi che circolano nel web sono per lo più brevi, frammentari, semplici e informali». Quel che viene meno è il discorso argomentativo, costruito con sofisticate architetture di sintassi e di pensiero. «La Rete è una realtà ancora molto giovane, ha elaborato una sua complessità orizzontale e non verticale, ma questo è un aspetto che progressivamente potrà cambiare, poiché ci si sta rendendo conto della necessità di strumenti più articolati. Dai cinguettii di Twitter si vanno sviluppando strutture per concatenazioni più vaste: per esempio, Mash-up è un’applicazione che mescola contenuti diversi e Storify permette di creare delle storie complesse collegando materiali di diversa provenienza. Siamo all’inizio». Una società di cacciatori-raccoglitori che non è ancora arrivata all’età delle cattedrali, dice Roncaglia: «Non credo che la frammentarietà del web sia strutturale, ma certo la forma paradigmatica di complessità e completezza rimane quella del libro e ritengo che si debba combattere contro la sua scomparsa. La scuola ha una enorme responsabilità e c’è molta confusione nell’adozione dei testi digitali. Va bene lavorare con materiali di rete e modulari, ma il libro di testo come filo conduttore autorevole va conservato. L’autorevolezza testuale non è autoritaria». Resta da colmare la distanza di linguaggio tra molti testi scritti e lo slang ormai diffuso: «Oltre alla lontananza dal tipo di testualità, c’è un divario culturale: non è solo la mancanza di dominio sintattico a porre problemi nella lettura di un giornale o nei discorsi politici, per esempio, ma anche i contenuti, spesso lontani dall’orizzonte di interessi e di conoscenze comuni».

Bisogna parlare con Graziella Priulla, docente di Sociologia della comunicazione a Catania, per avere uno sguardo ravvicinato sull’Italia dell’ignoranza, come ha intitolato un suo recente saggio. Priulla punta il dito sull’incapacità diffusa di modulare discorsi argomentativi: «I bambini allattati con il mezzo visivo, tv o computer, hanno un rapporto con la parola viscerale, diretto, frammentato e semplicistico. E se la scuola non ha più autorevolezza e credibilità, non può certo rimediare. I miei studenti universitari fanno errori ortografici, grammaticali e sintattici, ma soprattutto ignorano il ragionamento complesso. Niente ipotassi, abolizione delle subordinate e dei nessi causali tra proposizioni. D’altra parte sono abituati alla digitazione veloce e la miniaturizzazione degli strumenti non aiuta». Una miscela di problemi linguistici e socio-culturali: «C’è una cesura abissale con il passato, la storia li lascia indifferenti. Se affronto il conflitto mediorientale parlando dei bambini morti a Gaza, gli studenti partecipano, ma i motivi della guerra non interessano. L’attenzione è attratta da questioni emotive che esaltano la proiezione narcisistica. La cultura grammaticalizzata, le regole, l’interpretazione intellettuale, l’astrazione, la logica, lo sguardo d’insieme sono archeologia: il 90 per cento dei ventenni apprezza solo il dettaglio, il frammento, la concretezza, l’emotività». Problemi che riguardano anche gli adulti, a quanto pare: «Basta guardare le prestazioni nei concorsi di magistrati, presidi, insegnanti…».

Articolo originale: http://lettura.corriere.it/debates/i-nuovi-analfabeti/

Basta, vi prego! – Piccolo vademecum per candidarsi via email.

Ho appena terminato un’estenuante sessione di valutazione di candidature. Ne sono arrivate tipo 400.
Faccio un appello alla popolazione italiana.
Siamo nel 2012 e perlopiù le candidature vanno mandate via email.

Qualche dritta:

  • l’unico formato accettabile é il pdf.
  •  il peso complessiva degli allegati non deve superare i 3 MB.
  • la somma degli allegati non dovrebbe superare 3 documenti. Orsù, fate un unico pdf.
  • d’auspicio sarebbe almeno leggere il concorso d’assunzione e i relativi requisiti.
  • la lettera di motivazione é obbligatoria.

Esempi negativi:

  • CV e relativi allegati fotografati e spediti in formato jpg.
  • candidature inviate via Jumbomail con scadenza a tre giorni.
  • candidature del peso di 24 MB.
  • la fototessera allegata a parte in formato jpg del peso di 5 MB, spesso un ritratto in riva al mare.
  • 24 allegati in formato jpg con nomi tipo “SCAN241525″ o “IMG003″.
  • il CV formato europeo (orrendo).
  • l’indirizzo email adolescenziale mikibrum91@hotchmail.com.

Vi ringrazio dell’attenzione e saluto cordialmente.