La moda del bocia.

Mai piaciuti i bambini, a me.

Ma di questi tempi il fenomeno gravidanza sembra far tendenza.

Tu incontri essere dotato di testicoli, pensi sia amore, ti fai gonfiare l’utero e spadelli eredi giusto per poter dire: “diamine, anch’io ho un orologio biologico”

Dò pienamente ragione a quel psicopatico di Jacopo Fo che asserisce che da 100 anni a questa parte tutti noi siamo traumatizzati dalla nascita, causa schiaffone iniziale atto alla respirazione e separazione immediata dalla genitrice.

Ma passiamo ai cosiddetti educatori:

Cristo santo, il bambino é un bambino, non un ninnolo che lo spegni quando non ti va più, come un tamagotchi.

Ma no, pianta pure il frugoletto nella culla, in una stanza dall’altra parte della casa, guai a tenerlo a stretto contatto.
Se piange avrà fame, non é mica la mancanza di calore umano, figurati se un pargolo ha voglia di sentire il profumo della mamma.

Lascialo pure nel passeggino, mentre spettegoli con le amichette, cullalo sbatacchiandolo di qui e di là, ma mi raccomando, non degnarlo di uno sguardo, e se piange ignoralo, solo così diverrà un vero uomo.

Perché darsi la pena di star lì a bollire verdurine e frullarle con amore, se ci sono gli omogeneizzati che son tanto comodi?

Piantalo in un asilo nido, dove avrà tanti contatti con altri bambini sentimentolesi, perché non hai mica tempo  per tirar su un figlio, tanto le istituzioni ci son per questo no?!?

E quando a 13 anni ti diranno che tuo figlio é iperattivo, che non si concentra perché perso in sogni ad occhi aperti, non pensare che tuo figlio sia semplicemente un creativo pieno di fantasie, ma imbottiscilo di psicofarmaci, perché si sa che un bambino non omologato e doverosamente griffato diventerà (per forza di cose) un tossicodipendente.

E se un giorno ti ritrovassi, tu, madre esemplare, morta dissanguata perché tuo figlio ti ha passato a fil di coltello, dai la colpa alla società, perché non può essere altrimenti.

Andiamo pure avanti così, a crescere figli come se fossero quelli altrui, a scaricare le responsabilità sulle istituzioni, a confondere frustrazioni per spirito riproduttorio e poi scaricare le stesse frustrazioni sul risultato delle proprie avventure sessuali squallide. <!– –>

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