Nascondigli

Il bello di Chiasso é che ci sono un sacco di angolini nascosti, solitamente meravigliosi.
Una vera caccia al tesoro.

Un giorno scopri questo baretto molto campagnolo, imboscato in una via senza uscita che dà direttamente sui binari, incastrata tra i magazzini del punto franco.

È il tipico bar peso (cit. necessaria), con una barista musona, il caffé Cerutti pessimo e il cane da bar, in questo caso una boxerina placida come una mucca, che appena ti siedi viene ad annusarti i piedi, dà una leccatina e poi fa finta di niente, passando ad ispezionare il prossimo avventore.

Abbandonati su un tavolino, i soliti tre giornali regionali; di quelli con l’editoriale che si lamenta dei turisti tedeschi che vanno in polizia per far chiudere il becco al gallo del vicino, che vorrebbero ingabbiare la natura perché le mucche che spetazzano non stanno bene e poi tornano a Zurigo a mangiarsi piombo e gas di scarico.
Sempre occupato invece l’onnipresente foglio rosa, che non può ovviamente mancare in un esercizio pubblico frequentato da energumeni che alle 10.30 sono già alla seconda birra e finita quella chiederanno a gran voce: “un bianchino, sciura”.

All’interno del buio locale anche un po’ fumoso (in barba del divieto di fumo) un ragazzino, poi rivelatosi il nipote della padrona, si infervora a giocare al Calcio Balilla con uno degli sbevazzatori, scelto secondo criteri random. Ogni tanto é il padre, ogni tanto il meccanico di bici della zona, personaggio tutto-fare che ho scoperto molto popolare nel quartiere.

A un certo punto arriva una ragazza targata Carlsberg, scritta bianca su maglietta rosa, a bordo di una 127 blu puffo, che scende parca di bottiglie d’alcolici che vengono prontamente prelevati dalle sue braccia da aitanti clienti e portati al loro posto d’onore, la mensolina di vetro sospesa fragilmente al di sopra del bancone.

Sarei rimasta lì tutta la mattinata, se non fosse che dopo il terzo caffé vengo assalita dalla mia solita tachicardia da eccitanti che mi costringe a tornare a casa.

Quindi ora, sdraiata sul divano col fiato corto, rifletto su come poco efficace sia questo resoconto, nel quale ho cercato di descrivere un posto sicuramente in via d’estinzione, meravigliosamente provinciale e comunitario dove ancora si possono trovare veri esempi di vita proletaria.

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