Squarci di vita.

Solitamente, finendo di lavorare alle 23.00, prendo il treno a Paradiso alle 23.30, un Intercity che viene da Zurigo.

Su questo treno c’é sempre un vecchietto, piccolo piccolo e incanutito.
Ogni santa sera, questo vecchietto di stazione in stazione risale un vagone, si siede, si guarda in giro.

Fino a Chiasso, dove scende dall’ultimo vagone, come fanno più o meno tutti quelli che sono abituati a prendere quel preciso treno. Questo perché il treno a Chiasso si ferma molto più avanti del solito sul binario  per permettere agli operai della ferrovia di pulire i vagoni. Quindi scendendo dall’ultimo vagone si riesce giusto giusto a entrare in stazione senza farsi mille mila chilometri.

Dicevo: questo vecchietto…

Notavo che non c’era controllore che non lo conoscesse.
Stava su ‘sto benedetto treno ogni benedetta sera, chiamava i controllori per nome, si aggregava nei momenti di calma e chiacchierava amabilmente.

Finché un giorno non si siede davanti a me e comincia a raccontarmi la sua vita.
Così, di sua spontanea volontà.

Sguardo vispo, accento meridionale marcatissimo, risata incontrollabile e stridula.

“24 anni in ferrovia, signorina. Se non fosse per la ferrovia il Beppe non sarebbe nemmeno più dei vivi, suppongo”

Risata, rantolo, risata.

“Quando mia moglie mi piantò, grazie a Dio la ferrovia mi permise di dormire nei dormitori dei controllori a Chiasso, ho dormito lì per 7 anni. L’amore quello fortunato é un paradiso, ma può essere anche una galera. Ora ho un monolocale vicino alla chiesa. Sono in pensione da 7 anni ormai, ma prendo questo treno ogni sera. La ferrovia mi ha salvato la vita. Sa che grazie al capostazione ho potuto ottenere la cittadinanza?”

Risata, rantolo, rantolo.

“24 anni, ho iniziato pulendo i vagoni. Qualsiasi cosa chiedessero io la facevo. Mi pagavano veramente bene. Ogni tanto ho lavorato anche per le ditte esterne. Facevo di tutto. Verso il pensionamento sapevo tutto della stazione di Chiasso.”

Sguardo pensieroso.

“Quando ho perso il lavoro alla ditta edile, stavo alle cozze. Quando il capostazione mi chiese se per un posto di lavoro sarei stato disposto a votare liberale-radicale, sa, era candidato sindaco contro la Famiglia Cavour, io gli strinsi la mano e mi inginocchiai, come quelli che vengono nominati baronetti. Da allora ho sempre votato liberale-radicale. Sa, funziona sempre così. Già i miei genitori, giù in Calabria, che votavano Democrazia Cristiana per due sacchi di farina. Tanto io non ci ho mai capito niente. Ma il capostazione é stato grato e ha sempre pagato bene. Per me questa stazione é sempre stato un po’ la mia famiglia, sa.”

Passano i controllori, lui li segue, quasi scodinzolando, ridendo disordinatamente a qualche battuta che non sento, son già troppo lontani.

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