Violenza di genere, violenza alle donne, violenza maschile.

Prima di parlare di violenza nei confronti delle donne ci sarebbe da parlare di violenza degli uomini.
Uomini che stuprano, picchiano, insultano, importunano, perseguitano donne.
Uomini che sempre più spesso si sentono in diritto di maltrattare/uccidere/devastare donne.

Il fenomeno della violenza nei confronti delle donne é difficilmente analizzabile dato che più del 90% dei casi non vengono nemmeno denunciati. Per vergogna o per paura non importa.

È impressionante  soprattutto che il 64% delle donne separate o divorziate ha subito violenze dagli ex-compagni, come se il concetto di proprietà sulle donne non si fosse mai estinto. “Tu mi appartieni” sembra dire anche il manifesto esposto a Roma negli scorsi giorni da Forza Nuova, che ribadisce il concetto che le donne italiane devono restare agli italiani, come merce preziosa d’origine controllata.

Oltre al concetto di appartenenza della donna all’uomo, ci sarebbe da spiegare a Forza Nuova anche il fatto che non ci importa la nazionalità dello stupratore, dell’assassino, dell’importunatore: non si tratta di rom, rumeni, marocchini o macedoni, ma di uomini, di uomini le quali attenzioni non sono desiderate.

La violenza sulle donne si esprime in molti modi:
Percosse, minacce, ricatti, violenza sessuale (anche tra le mura di casa, anche mariti sulle mogli), mobbing e stalking (persecuzione reiterata nel tempo), violenza psicologica per arrivare all’omicidio (in questo caso anche chiamato femminicidio).

Le donne uccise in Italia nel 2008 sono state 113, di cui 11 senza colpevole.
Si tratta soprattutto di omicidi tra le mura di casa, come spiega molto bene l’indagine sul femminicidio del 2008 condotta dalla Casa delle Donne per non subire violenza.

Da questa indagine ho estrapolato un paio di mini-storie esemplificative:

MILANO – 1 Gennaio – Ha ucciso la madre colpendola alla testa con una bottiglia
di spumante e poi le ha tagliato la gola con un coltello. Lo studente 18enne, dopo
aver colpito la madre 52enne, E. Di Vesco, si è pulito le mani e ha chiuso a chiave
la porta di casa dove viveva con lei ed è andato a Brescia. È accusato di omicidio
aggravato e di tentata violenza sessuale. Come lui stesso ha confessato, subito
dopo pranzo avrebbe tentato di violentare la madre e di fronte alla sua reazione l’ha
colpita. La tragedia familiare sarebbe maturata al termine di una violenta lite,
causata dall’opposizione della madre al progetto del figlio di non andare più a scuola
e di presentarsi da privatista alla maturità. (Corriere Della Sera)

MONTECATINI TERME (PISTOIA) – 21 Febbraio – Andrea Falaschi,35 anni, ex
paracadutista della Folgore, uccide per gelosia la ballerina lituana 27enne Oksana
Auskelyte. La donna è stata picchiata a morte, ferita con un coltello e poi
soffocata. Dopo averla uccisa l’ha rinchiusa in una valigia e gettata nell’immondizia.
(Cadavere trovato in una valigia, arrestato il presunto omicida – La Repubblica).

LECCO – 12 Aprile – La sparizione di Silvia Demciuc, prostituta moldava di 25
anni risale al 12 aprile; il ritrovamento del suo corpo avviene il 20 dello stesso mese
per opera di un cacciatore che ha notato quel sacco verde dal quale spuntava il
braccio di una donna, sulla strada provinciale che collega Esino Lario a Parlasco, in
provincia di Lecco. L’omicidio sembra da attribuire ad una ritorsione dovuta ad una
violenta faida tra una banda di albanesi e una di rumeni.La ragazza potrebbe essere
stata strozzata o soffocata. (Trovato in un sacco nel Lecchese il cadavere di una
prostituta – La Repubblica)

TORINO – 18 Maggio – Beatrice Rattazzi, operaia di 32 anni e madre di 2
bambini (uno di 6 l’altro di 7 anni) è stata uccisa da Raffaele Cesarano, guardia
giurata di 45 anni, dal quale la donna si era separata. L’uomo, quando ha visto la ex
moglie, a poca distanza dalla casa che era stata loro, in compagnia di un altro
uomo, ha perso la testa e l’ha ammazzata, scaricandole addosso quattro colpi di
pistola. Dopo aver ucciso la donna, ha ferito con altri due colpi di pistola Giuseppe
Cardella, l’uomo di 33 anni che era con lei. (Guardia giurata accecato dalla gelosia
uccide la moglie e ferisce l’amante – La Repubblica).

[fonti: Repubblica 08.03.09, casadonne.it, zeroviolenzadonne.it]

Io spero nella forza delle donne, che devono imparare una volta in più a dire NO, a urlare quando necessario, a difendersi in tutti i modi possibili, perché in questo modo abbiano una speranza in più. Le donne devono imparare di nuovo a lottare, urlare, a farsi sentire per non lasciare che la violenza che tutti i giorni ci colpisce rimanga impunita.

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10 pensieri su “Violenza di genere, violenza alle donne, violenza maschile.

  1. Purtroppo in Italia di violenza domestica delle donne nei confronti degli uomini non se ne parla. È un tabù. Chi ne parla viene tacciato di maschilismo o peggio ancora violenza. In realtà, in Paesi più civili sono stati fatti molti studi e ricerche e i dati sono impressionanti. Basti vedere http://www.csulb.edu/~mfiebert/assault.htm oppure http://www.menstuff.org/issues/byissue/femaledv.html . Anche da noi la violenza di genere sui maschi è significativa ma quando all’Istat è stato richiesto uno studio in questione, le domande erano state scritte in modo da rilevare solo la violenza sulle donne e non sugli uomini: ordini del Ministero delle Pari Opportunità. Ci vorranno anni prima che la verità venga a galla. Stanno censurandola come fecero per le foibe. Un tempo, chi parlava di foibe, veniva tacciato di essere un fascista e questo era sufficiente a chiudergli la bocca. Solo quando anche molti storici di sinistra ammisero la loro esistenza, non fu più possibile usare questo metodo meschino. In USA sono proprio le ricercatrici femministe che stanno segnalando la violenza domestica da parte delle donne, ma da noi le femministe sono rimaste a una visione demagogica e strumentale per cui se accenni anche solo a questo grave problema, ti accusano — il che NON ha alcuna logica — di voler negare la violenza sulle donne, che è altrettanto un dato di fatto. Oscurantismo ideologico.

  2. Ero indecisa se pubblicare o meno il commento sopra.
    Le statistiche della violenza sugli uomini da parte delle donne ci sono, eccome. E credo anche che il fenomeno sia in aumento. Quello che le statistiche però non dicono é che gli omicidi di uomini da parte delle donne spesso si possono infilare nella sezione “legittima difesa”. Una donna perseguitata molto spesso non viene aiutata dalle istituzioni, che purtroppo hanno ancora le mani legate.
    Disperate, non esitano ad uccidere. Il che lo trovo aberrante, ma ogni persona é fatta a modo suo e si difende di conseguenza.
    Quello che so é che le donne difficilmente uccidono per gusto o gratuitamente. Dietro c’é sempre qualcosa, un abuso, maltrattamenti, situazioni famigliari disastrose, depressione. Ma quasi nessuna donna uccide per possesso, come invece succede troppo spesso per gli uomini. “Sei mia e ti uccido”.

  3. Perché eri indecisa se pubblicare il mio commento? Non era mica offensivo e soprattutto non nega la violenza degli uomini sulle donne ma cerca di portare alla luce un argomento tabù in Italia, ovvero quello della violenza femminile in genere, del quale invece si discute da anni in altri Paesi, spesso evidenziato da ricercatrici e femministe, soprattutto americane. Ad esempio:

    In «When She Was Bad», on page 7 Patricia Pearson points out that:

    “Women commit the majority of child homicides in the United States, a greater share of physical child abuse, an equal rate of sibling violence and assaults on the elderly, about a quarter of child sexual abuse, an overwhelming share of the killings of newborns, and a fair preponderance of spousal assaults…The sole explanation offered by criminologists for violence committed by a woman is that it is involuntary, the rare result of provocation or mental illness, as if half the population of the globe consisted of saintly stoics who never succumbed to fury, frustration, or greed. Though the evidence may contradict the statement, the consensus runs deep. Women from all walks of life, at all levels of power — corporate, political, of familial, women in combat and on police forces — have no part in violence.

    It is one of the most abiding myths of our time.”

  4. Tieni presente che a causa della cultura maschilista che ancora permea il nostro sistema, molti uomini si vergognano di denunciare le violenze subite da donne perché sono stati costretti da quella cultura sessista a mantenere a tutti i costi un ruolo di “sesso forte” che ben poco si adatta alla società moderna. Oggi che la maggior parte dei lavori non sono più fisici e che le donne hanno trovato un loro posto in praticamente tutti gli ambiti lavorativi, la prestanza fisica non è più caratteristica peculiare dei maschi ma è tipica di quella fetta di popolazione che svolge attività fisiche o per lavoro o per diletto. Ci sono moltissime donne in grado di superare gli uomini sul piano fisico, ormai. Inoltre gli ultimi anni di storia e cronaca hanno dimostrato che quando le donne si trovano negli stessi ruoli in cui gli uomini commettono violenze, si comportano nello stesso modo. Basti pensare alla Margaret Tatcher con la guerra delle Falkland, alla Condoleeza Rice, alle carceriere di Guantanamo, alle donne a capo di cupole mafiose e camorristiche, alle soldatesse israeliane e a molti altri casi di questo tipo. Quindi la violenza è insita nelle donne come negli uomini. Il punto è che la violenza sociale viene quasi sempre svolta in modo autoprotettivo, ovvero quando si ha una posizione di superiorità sull’avversario. Per questo le violenze peggiori come i linciaggi sono tipiche della violenza di branco, delle bande, delle gang. Ecco allora che buona parte delle violenze sono fatte da uomini più forti su donne più deboli che non sanno difendersi, da donne su bambini, da bambini più grandi su quelli più piccoli. È uno schema noto in antropologia: la violenza è fondamentalmente un atto di vigliaccheria se non è mirato a raggiungere uno scopo specifico, ovvero non è gratuita.

  5. «Ma quasi nessuna donna uccide per possesso, come invece succede troppo spesso per gli uomini. “Sei mia e ti uccido”.»

    In realtà c’è una casistica ampia di questo tipo. Le donne sanno essere altrettanto possessive quanto gli uomini. Semplicemente in passato, essendo fisicamente più deboli, in media, cosa non più vera al giorno d’oggi nei Paesi dove il terziario è avanzato, usavano armi più sottili come il veleno o la manipolazione di altri uomini per ottenere lo stesso scopo. Ma di omicidi per ragioni di gelosia da parte di donne è piena sia la storia che la cronaca.

    Che poi esista un’asimmetria numerica ti do pienamente ragione. I motivi sono due: etologici e sociologici. Da un punto di vista etologico l’animale uomo, come tutti gli animali, ha l’istinto di assicurarsi la discendenza, ovvero che il suo genoma sopravviva. Poi noi abbiamo rivestito questo istinto di giustificazioni cognitive, perché non amiamo ricordare che siamo anche animali, ma il bisogno di sapere che la prole è propria è ancora forte ed è scritto nel nostro DNA. Ovviamente la donna non ha di questi dubbi. Dal punto di vista sociale, essendosi i ruoli divisi quando si è passati da una società di raccoglitori-cacciatori ad una stanziale di allevatori-coltivatori (leggi Diamond sull’argomento, è un ottimo testo) la perdita dell’ambito familiare si rifletteva nell’uomo in una perdita nell’ambito lavorativo, ovvero lo destabilizzava. Da qui è nato il matrimonio che fin dall’inizio è stato una forma di prostituzione legalizzata, o se preferisci un atto di commercio. La donna era un bene da utilizzare come moneta di scambio per stabilire alleanze, evitare faide o guerre, accorpare beni, salire nella scala sociale. Di questo meccanismo la donna tuttavia era anche complice, tanto che quelle più in gamba riuscirono ad utilizzare questo schema a proprio vantaggio. La cultura del mantenimento, che purtroppo sopravvive ancora oggi, ne è uno strascico. Un uomo che si fa mantenere da una donna e che si occupa di figli e casa è emarginato peggio di un omosessuale nella nostra società e viene visto come un fallito invece che come una persona responsabile e matura che ama la sua famiglia. Ci sono molti casi in cui ciò è stato messo nero su bianco persino in sentenze di tribunale. Il maschilismo ha molto penalizzato anche i maschi, anche se loro non se ne rendono ancora conto. Ad esempio, l’uomo è stato per secoli carne da cannone a causa del mito dell’eroe, del macho, dell’uomo forte che serviva solo a bilanciare l’innato istinto di sopravvivenza e a farlo agire nel totale sprezzo del pericolo, ad uso e consumo di chi aveva il potere. Si fa ancora oggi.

    • Condivido assolutamente che il maschilismo abbia penalizzato tutti. Infatti quello che le femministe ancora non hanno capito (ma sinceramente al giorno d’oggi, tra vallettopoli e prostituzione istituzionale non le biasimo) é che é inutile combattere il maschio, forte di 2000 anni di potere sulle donne (e sfido chiunque a dire il contrario), ma esiste la necessità di trovarsi a un tavolo e discutere di cosa vogliono entrambe le parti e trovare compromessi (es. stupidi: gli uomini vogliono che il nuoto sincronizzato maschile sia disciplina olimpica, le donne vogliono poter correre in formula1).

      Sulla vergogna di denunciare i soprusi subiti, può essere che gli uomini abbiano più remore a fare denuncia, per il semplice motivo che sono “orgoglioni”, ovvero orgogliosi anche quando non serve. Ma anche qua le donne si difendono bene. Le violenze subite sono solo raramente denunciate (sfalsando di fatto le statistiche), sia per paura (per le italiane/svizzere paura di ulteriori violenze, ritorsioni; per le straniere, paura di espulsione o comunque di non essere credute), sia per quieto vivere (che vergogna per la mia famiglia, mio marito mi lascerà). Quindi direi che di fronte alla violenza (sessuale, fisica e psicologica) siamo tutti nella stessa barca: donne, uomini, bambini, neri bianchi e a pallini.

      Sul fatto invece che gli uomini mantenuti siano discriminati, ti dò torto, per il semplice motivo che mio padre (nato nel 1949 e morto settimana scorsa) é stato uno dei primi in quegli anni a decidere di voler rimanere a casa ad accudire me, dallo svezzamento alla maggiore età, mentre mia madre lavorava. Il suo esempio é stato seguito da molti, e molti uomini apprezzano il fatto di potersi curare della famiglia e della casa, crescendo di fatto figli più equilibrati perché liberi da quei preconcetti che gli stereotipi della famiglia tradizionale inculcano loro (stesso discorso per i genitori gay).

      Direi quindi che tocca prima agli uomini liberarsi della loro cultura maschilista (anche se la vedo dura: vedi leghisti, musulmani, cattolici, conservatori, …) per potersi avvicinare alle donne, senza che queste vi aggrediscano. Io per prima credo che non tutti gli uomini siano uguali; ho conosciuto uomini meravigliosi, dolci, carismatici e rispettosi di tutti (non solo delle donne), ma credo anche che chiunque si permetta di stuprare, ammazzare, perseguitare, insultare un altro infanghi l’etica umana, che é quella cosa che dovrebbe essere rispettata più di ogni altra legge terrena o divina.

  6. Concordo in pieno con te che dobbiamo parlarci, ma non tanto per trovare un accordo, quanto per stabilire principi validi per entrambi. tanto per riprendere il tuo esempio, non ha senso affermare che sia introdotto il nuoto sincronizzato maschile come disciplina olimpica o che le donne possano correre in Formula 1, perché una volta stabilito che NON ci devono essere discriminazioni sessiste di alcun genere nello sport, le due cose diventano conseguenti, e non solo quelle.

    Sulla questione della discriminazione nei confronti degli uomini mantenuti, ti racconto solo un caso di qualche anno fa: un uomo era sposato con una dirigente che quindi aveva uno stipendio sufficiente alla famiglia. L’uomo si era sempre occupato della famiglia, della casa e dei due figli, ovvero faceva il casalingo. Un giorno la donna si innamora di un altro uomo e chiede il divorzio. L’uomo allora chiede l’affidamento dei figli, l’assegno di mantenimento e l’assegnazione della casa, come avrebbe fatto e OTTENUTO qualsiasi casalinga. Il giudice invece, ignorando il fatto che dei figli si era sempre occupato il marito, assegnò figli e casa alla moglie, che in quella casa portò anche il suo nuovo compagno, e lui finì in mezzo a una strada nel senso letterale del termine. La motivazione: un uomo che non sia in grado di mantenere economicamente la famiglia è un fallito e quindi non merita alcuna pietà. Ovviamente era scritta in modo un po’ più formale, in legalese, ma il senso era quello. Non so cosa sia successo di quell’uomo, ma credo non abbia trovato lavoro, avendo già una certa età. Forse è diventato un barbone.

    Tuo padre è un uomo fortunato, ma probabilmente non ha dovuto mai mettere alla prova la sua scelta davanti al giudizio FORMALE della società. Mi spiace sinceramente per la tua perdita. Doveva volerti molto bene per fare quella scelta. Sei stata fortunata. Sono troppi i papà, e oggi anche le mamme, che mettono la carriera davanti ai figli.

  7. Sulla tua ultima affermazione concordo, ma ci dobbiamo lavorare sopra insieme: troppe donne strumentalizzano oggi il femminismo solo per ottenere privilegi e NON la parità. Pensa solo al Ministero delle Pari Opportunità: perché non può essere guidato da un uomo mentre a guidare il Governo non potrebbe essere una donna? Quello sì che sarebbe un Governo di parità. Ma oggi le pari opportunità sono a senso unico e per giunta non includono le altre minoranze: omosessuali, disabili, anziani e tutti coloro che per un verso o per l’altro sono discriminati. Se io guidassi un ministero come quello mi attiverei su TUTTI i fronti e contro TUTTE le discriminazioni e le violenze.

    Detto questo, un grazie per la tua ospitalità e disponibilità al confronto.

    • Grazie a te per avermi permesso di ampliare le mie riflessioni sull’argomento.
      Dando una lettura veloce al tuo blog sono riuscita a capire meglio il tuo pensiero e quello che può sembrare astio nei confronti di alcuni tipi di donne.

      Sei sempre il benvenuto qui.

  8. Grazie. Nessun astio nei confronti delle donne. Non divido il mondo in uomini e donne, ma in persone oneste, solidali e competenti e in persone che non lo sono. La nostra è una civiltà tecnologicamente avanzata ma che ha ancora tanto da fare sul piano umano e sociale. Anche tu sei la benvenuta sul mio blog. Sentiti pure libera di criticare quello che non condividi. Finché si fa in modo civile è un arricchimento per tutti.

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