Berlino pian pianino

Cominciamo la giornata con una colazione abbastanza ordinaria (la formula All-you-can-eat include la clausola che il cibo é talmente scadente da meravigliare persino me) per poi recarci in stazione a prenotare immediatamente i posti per il ritorno – che col cazzo che stiamo ancora in piedi. Ci dirigiamo quindi in direzione Alexanderplatz per visitare il Fernsehturm (una volta conosciuto come Rundfunkturm) di Berlino, costruito dalla DDR per dimostrare quanto fossero avanti. La visita si rivela una cocente delusione: in parte a causa della foschia in parte a causa di tutta questa bella gente con uno scarso senso per l’igiene. Per non parlare dei fascismi locali in tema di sicurezza – la guardia ci sequestra l’acqua, nonostante sulla torre non ci siano aperture che danno sull’esterno, e si rifiuta di restituirla al termine della visita (wird weggeworfen, verrà gettata via), e questo in una città dove l’acqua costa 3 euro al litro. Ammirevole comunque l’ascensore che copre i 203 metri della torre in ca. 40 secondi, e senza fastidi, essendo pressurizzato.

Fernsehturm Berlin

Dopo una sosta da Starbucks (più per il WiFi che per il caffé) ci dirigiamo in direzione Duomo di Berlino per visitare il museo della DDR.

Al museo c’é una discreta ressa, ma prendendosela con calma riusciamo a visitarlo quasi tutto. Il museo é strutturato in modo interattivo, con cassetti che si aprono, sportelli da scoprire, oggetti da toccare (c’é persino una Trabant sulla quale si può salire). L’ambiente é sereno, i curatori puntano a far comprendere la vita di tutti i giorni, le file, la merce mancante (Ham wa nicht, non ce l’abbiamo), ma anche la vita sociale, le ferie organizzate dal partito. Comici i tentativi della DDR di fare pubblicità simil-capitaliste per rasoi elettrici, motorini, asciugacapelli. Belli sì, ma non é che ci fosse una gran scelta di modelli.

Fondamentalmente si esce con l’impressione che il sistema sarebbe stato giusto, umano, se il governo non si fosse comportato come “un’amante gelosa, che voleva sempre sapere dov’eri, con chi, cosa stavi facendo”.

In seguito alla visita ci fermiamo al DDR-Restaurant, ristorante che ripropone i piatti forti serviti alla Domklause, il ristorante all’interno dell’Hotel più rinomato della DDR. Quindi non proprio cucina proletaria. Ma vi garantisco che in confronto alle Spreewaldgurken, alla Grilletta (Magio) e alla mia Kartoffelsuppe mit Wurst la trattoria Gigi er Zozzone é una mangiatoia di lusso. Adorabile la lotta contro tutti gli anglicismi (Grilletta non é niente più che un hamburger). Meraviglioso il murales “Lob des Kommunismus”.

Lob des Kommunismus

Non paghi di cotanta bontà, all’esterno del museo veniamo assaliti da due pazzoidi che portano un grill accesso a mo’ di gigantesco marsupio, servendo salsicce bollenti a tutti coloro che non fanno in tempo a scappare.Porchettaro pazzo (fonte foto: google)

Prendendo la U-Bahn andiamo nel quartiere di Kreuzberg a visitare la Haus am Checkpoint Charlie. La U-Bahn di Berlino é il modo più rapido e divertente di muoversi in città. Rapido perché la maniera teutonica non vuole tornelli (sulle porte del treno scrivono “salita permessa solo con titoli di trasporto valido” e bona l’é), divertente perché i pianerottoli sono invasi da venditori di cibarie (sandwich, frutta, kebab, salsiccie ovunque) e ogni stazione metro é disegnata in modo diverso . i treni sono antidiluviani ma puliti e stranamente mai sovraffollati.
Stazione metro

Arrivati al Checkpoint Charlie vediamo per prima cosa una massa di turisti. La scena é abbastanza surreale. Il Checkpoint é stato mantenuto integro, con tutti i cartelli al posto giusto e pezzi di Muro sparsi qua e là, ma di fianco c’é un McDonalds, alcuni tizi vestiti da guardie militari si fanno fotografare insieme a turisti polacchi avvinazzati – sembrano l’equivalente dei gladiatori presso il Colosseo di Roma – e un tipo poco raccomandabile vende finti visti diplomatici. Ironie di Berlino.I'm lovin' it

La visita alla Casa presso il Checkpoint Charlie ci lascia senza forze. Fondata nel ’62 era punto d’incontro di sostenitori delle fughe e della libertà. Negli anni il materiale raccolto dal fondatore ha portato all’ampliamento degli spazi, che ad oggi occupano i primi due piani del palazzo nel quale é situato. Il museo non é strutturato. Si tratta piuttosto di una raccolta di materiali di tutti i tipi che raccontano centinaia di storie individuali che coinvolgono il Muro, la fuga, le guardie, la morte, la disperazione ma anche la speranza e le rare vittorie ottenute dai fuggiaschi.
Emblematica la finestrella che dà direttamente sul muro, dal quale i visitatori della casa potevano osservare senza essere osservati, e quindi aiutare eventuali fuggiaschi a portare a termine la loro missione.
Ancora oggi il museo, anche se il fondatore oramai é morto, si impegna nella lotta per la libertà, per i diritti civili e per l’abbattimento di tutti i tipi di muri.

Poco lontano dal Checkpoint si trova un’area tematica chiamata Topografia del Terrore. Qui giacciono le fondamenta degli edifici della Gestapo e l’Hotel che serviva da quartier generale alla Direzione delle SS. Gli edifici sono stati rasi al suolo alla fine della guerra, ma si sono mantenute le celle di detenzione. Ironia della sorte: il Muro sarebbe passato a pochi metri da quelle celle.
Topographie des TerrorsLe celle sono nella parte inferiore

Madness

Dove passa il muro?
Stremati da tanta amarezza finiamo al Sali e Tabacchi, uno dei più rinomati ristoranti italiani a Berlino. A portarci in questo tempio gourmet é semplicemente la voglia di un buon caffé (Starbuck’s hai rotto). Qui scambiamo amabili opinioni politiche con il cameriere bergamasco, trapiantato a Berlino da più di 12 anni e sorbiamo il miglior caffé di tutta la vacanza.

Avendo ritrovato un briciolo di energia decidiamo di attraversare la città per andare in Oranienburgerstrasse a visitare il Tacheles, centro sociale e culturale di Berlino. L’accoglienza – odore di urina estremamente pungente – non é delle migliori ma l’edificio, un ex-centro commerciale in stile liberty, é meraviglioso e per chi come me é appassionato di decadenza urbana una specie di baule dei tesori. Il Tacheles é distribuito su quattro piani, tutti i muri sono completamente imbrattati di vernice-foto-tag-immagini-disegni e i vari locali sono occupati da artisti, pazzoidi, gente che non si sa bene come impegna il tempo. Trovano posto anche una specie di caffé/bar e una galleria artistica con tanto di mostre itineranti.
Tacheles

Visto che si sono fatte le 19.00 torniamo in Hotel, ci facciamo una doccia e andiamo ad ubriacarci al bar posto sul tetto dell’Hotel. Improvvisamente ci salta all’occhio l’evidenza del perché i giovani locali vanno in giro con confezioni da sei di birra. Due Weizenbier da mezzo costano 4 euro. L’acqua costa 3 euro al litro. Dopo esserci storditi per bene e a stomaco vuoto finalmente usciamo per ristoranti. Ci fermiamo al Kartoffelkeller, osteria che serve piatti tipici della zona, quindi patate in tutte le salse. Prendiamo come antipasto delle frittelle di patate ripiene di pancetta, mele e cipolle. Come secondo io, che non sono a posto con la testa, prendo una patata al forno (pantagruelica, sarà stata 4 etti) con panna acida, mentre il Magio si butta sullo stinco di maiale con Knödel di patate e crauti (what else?). Torniamo felicemente brilli ed appesantiti (evviva la birra) in Hotel e praticamente sfondiamo il letto.

Prossima puntata: Hotel surrealisti e orsetti psichedelici

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3 pensieri su “Berlino pian pianino

  1. Ma che bel racconto di viaggio, Stella.
    Tu fare me sempre emozionare nonostante mia decrepita età.

    A proposito, ma il barbuto pittografato con la maglietta rossa è il Magio?
    Digli che lo invidio.

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