Helvetica II – La famiglia Piccard

Tre generazioni di geni.

Auguste Piccard (1884-1962) – primo uomo a raggiungere la stratosfera a bordo di un pallone aerostatico. Inventore tra l’altro del batiscafo.
Jacques Piccard (1922-2008) – ha lavorato a lungo con suo padre Auguste e ha contribuito alla riuscita del mitico viaggio del batiscafo Trieste, che é sceso nella fossa delle Marianne nel 1960.
Bertrand Piccard (1958 – oggi) – sta portando avanti la tradizione del nonno, con la prima circumnavigazione del pianeta in un pallone aerostatico senza soste. È balzato agli onori della cronaca con la sua impresa con il Solar Impulse.

La famiglia Piccard ha toccato le vette della stratosfera e il fondo della fossa delle Marianne, e rappresentano per me l’ideale del coraggio e della passione sfrenata per la sfida e l’esplorazione.

Auguste Piccard é stato definito da Hergé come l’archetipo dell’inventore. Tanto che l’ha usato come ispirazione per il personaggio del Professor Tornasole, uno dei protagonisti degli albi di Tintin.
Laureatosi in fisica a Zurigo si é presto interessato all’atmosfera della terra. Nel 1930 ha costruito un pallone aerostatico che gli avrebbe permesso di salire a grandi altezze senza l’ausilio di una tuta pressurizzata. Lo scopo di quest’ascesa era la misurazione delle radiazioni cosmiche, che avrebbero dovuto avvallare le teorie di Einstein, che ha conosciuto durante un convegno. Nei successivi anni ha fatti diverse ascese, toccando l’altezza record di 23’000 metri.

Presto però perse interesse nei palloni aerostatici, quando si accorse che modificando la cabina dei palloni avrebbe potuto esplorare le profondità marine. Da qui un suo primo concetto di batiscafo. La costruzione di questo progetto venne però interrotta dalla seconda guerra mondiale. Riprese la costruzione nel 1945 e riuscì finalmente a portare a termine il prototipo, che però poi donò alla Marina francese.
Fu il figlio Jacques a prendere in mano la visione del padre e con l’aiuto della Marina statunitense riuscì a costruire il Trieste. Impressionata, la Marina acquistò il prototipo e assunse Jacques come consulente.

Il Trieste, costruito in Italia su progetto di Piccard, era un batiscafo capace di ospitare due uomini. È famoso per essere sceso sul fondo del Challengers Deep nella fossa delle Marianne a 10,911 metri di profondità. Questo successe il 23 gennaio 1960. Piccard, con il suo amico Lt. Don Walsh, scesero per quasi 5 ore nel buio profondo della fossa, prima di toccare il fondo fangoso del Challengers Deep. Non avevano a bordo strumentazioni scientifiche e non condussero esperimenti, ma furono tuttavia capaci di osservare strani esseri attraverso l’oblò di vetro spessissmo del Trieste.

Bertrand Piccard riprese invece le orme del nonno, buttandosi nel campo del molto in alto. Fin da piccolo si dedicò al deltaplano e al volo in aliante. Si laurea in medicina psichiatrica, ma ben presto le sue passioni lo portano ad abbandonare la professione. Sue sono le imprese del Breitling Orbiter 3 e del Solar Impulse.

I 3 palloni Breitling Orbiter furono palloni Roziere progettati per la circumnavigazione del globo senza scali. Si tratta di palloni aerostatici molto sofisticati, dotati di gondola in kevlar progettata appositamente per il progetto Orbiter.
L’Obiter 3 decolla  il primo marzo 1999 da Chateaux d’Oex in Svizzera, per atterrare 19 giorni dopo nel deserto egiziano dopo aver percorso più di 45’000 km, toccando un altitudine di quasi 12’000 m. Questa impresa porta a Piccard  al suo collega di viaggio Brian Jones numerosi premi.
Attualmente l’Orbiter 3 (o perlomeno la sua gondola) é esposta allo Smithsonian National Air and Space Museum a Washington.

Il progetto Solar Impulse é tutt’ora in corso. Si tratta di un aereo ad energia solare in grado di coprire lunghissime distanze. È stato progettato e costruito dal Politecnico di Losanna in collaborazione con Bertrand. Il fine ultimo di questo gruppo di lavoro é portare il Solar Impulse a circumnavigare il globo senza scali, con l’esclusiva energia fornita dal sole.

Maggiori informazioni:
swissinfo.ch
wikipedia.org

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