Weekly roundup (9 di boh)

 

Una bellissima corazza siberiana per la caccia all’orso

 

Mi sono appena comprata due saggi di Massimo Montanari che uniscono due dei temi per me più interessanti: Medioevo e alimentazione.
L’uno é “Il cibo come cultura” e l’altro é “La fame e l’abbondanza, storia dell’alimentazione in Europa”. Per intanto ho attaccato il secondo e scorre che é una meraviglia. Montanari é un buon divulgatore e la sua scrittura é accurata ma di semplice comprensione.
Qui uno stralcio della sua biografia tratto da Wikipedia Italia: “È ritenuto a livello internazionale uno dei maggiori specialisti di storia dell’alimentazione. Ha dedicato le proprie attenzioni di studioso soprattutto a due filoni di ricerca, tra loro strettamente integrati: la storia agraria e la storia dell’alimentazione, intese come vie d’accesso preferenziali per una ricostruzione della società medievale nel suo insieme: strutture economiche e sociali (rapporti di lavoro, di potere, di proprietà), aspetti concreti e materiali della vita quotidiana, valori culturali e mentalità. Nell’ambito di tali ricerche hanno avuto speciale risonanza i suoi studi sulla storia dell’alimentazione, intesa come storia a tutto campo che coinvolge i piani dell’economia, delle istituzioni e della cultura.”

Affascinante, no?!

Per dimostrare quanto la questione di genere sia un fattore culturale e non “genetico”, Sociological Images mi segnala la campagna pubblicitaria di JC Jeans con protagonista la modella Erika Linder, che interpreta sia modelli maschili che femminili, con la sola forza della sua espressività. Stupefacente.

Medievalists.com mi segnala un bellissimo test per scoprire quale mestiere avrei fatto se fossi vissuta nel Medioevo. È uscito dottore della Peste. Mica male.

E sempre i miei spacciatori di articoli sul Medioevo preferiti segnalano un interessante articolo della BBC sulla tradizione nel XVI° secolo di mandare i figli a lavorare presso altre famiglie, in forma di apprendistato (che poteva durare fino a un decennio). Spontaneamente mi é venuto in mente il grande amore che Svizzera, Germania, Austria nutrono nei confronti degli au pair (ragazzi alla pari) ovvero ragazzi mandati all’estero presso famiglie che necessitano di qualcuno che dia una mano in casa. In cambio gli au pair ricevono un (risibile) salario, oltre che vitto e alloggio. Molto radicata anche l’usanza di mandare i figli adolescenti a fare la vendemmia oppure altri lavori stagionali oltralpe (quindi in Svizzera francese oppure Svizzera tedesca) tra un ciclo di studio e l’altro (per esempio prima delle superiori o prima del liceo). I genitori credono sia utile a imparare le lingue nazionali (che in Svizzera ricordiamo essere quattro) e a fortificare lo spirito (sì vabbé, trolol).

Segnalo anche un bellissimo video girato dalla squadra di rugby Lions Bergamo intitolato “Le cose cambiano” e che ha per tema la lotta all’omofobia. Tra l’altro il video é infarcito di bei manzi e chiappette sode, siate avvisat*

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